Agrumi: interventi agronomici per ottimizzare la produzione

È possibile agire sui singoli fattori con interventi efficaci


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L’allegagione negli agrumi è determinata da una serie di variabili che agiscono in maniera congiunta, singolarmente non quantificabile, che determinano la risposta produttiva della pianta.

L’allegagione è influenzata da un meccanismo interno, che tende continuamente a regolare la quantità di frutti sulla pianta, attraverso il meccanismo di abscissione. Le fasi di divisione e distensione cellulare sono controllate da fattori ormonali, mentre il numero finale di frutti è influenzato dalla disponibilità di carboidrati durante la cascola di giugno. A questi fattori interni si sommano gli esterni come quelli ambientali (umidità, temperatura, fotoperiodo e irradiazione) che possono alterare o stimolare lo sviluppo dei frutti, ma anche favorire il fenomeno della cascola.

Interventi al momento opportuno

Data la complessità del fenomeno, gli interventi praticati sono efficaci quando la pianta si trova in uno stadio vegetativo equilibrato, non deve essere soggetta a fenomeni di stress, con un rapporto adeguato tra numero di foglie e fiori.

Gli interventi riguardano tanto le tecniche colturali che l’uso di fitoregolatori.

Tra le prime annoveriamo l’irrigazione in quanto condiziona temperatura, umidità del suolo e dell’aria. Per la temperatura valori medi tra 15 e 20 °C sono i più adeguati, in quanto consentono una fecondazione migliore. Valori bassi dell’umidità dell’aria e del suolo, accompagnati da temperature elevate e vento secco, provocano una forte cascola di frutti, in quanto aumentano il contenuto di acido abscissico.

La potatura e gli aspetti fitosanitari non sono tanto importanti come i fattori prima descritti, anche se è necessario mantenere uno sviluppo equilibrato della pianta, assicurando il giusto rapporto tra numero di foglie e produzione di frutti, anche considerando che per la produzione di un frutto è necessaria l’attività di circa 50 foglie.

Un’altra tecnica è l’incisione anulare che si può combinare con l’uso dei fitoregolatori.

Questa tecnica induce la fioritura di varietà alternanti, aumenta l’allegagione in varietà con un basso indice di partenocarpia naturale ed aumenta la pezzatura finale del frutto.

L’incisione, che si può praticare con un semplice taglio di circa 1 mm intorno alla circonferenza dei rami principali e senza la separazione della corteccia, interrompendo il flusso floematico, aumenta la concentrazione di carboidrati al di sopra del punto di taglio, favorendo lo sviluppo del frutto appena allegato.

La risposta della pianta a questa tecnica dipende dal momento di esecuzione, dallo stato fitosanitario e vegeto-produttivo, nonché dalla corretta esecuzione della tecnica. Se effettuata correttamente è possibile ripeterla per più anni. L’incisione va effettuata su rami e lontano dal punto di inserzione delle branche principali, per consentire, se necessario, l’innesto. Si esegue con forbici curve o coltelli appositamente adattati.

L’azione dei fitoregolatori

I fitoregolatori, sono ormoni, naturali o di sintesi, che si applicano alle piante e che ne influenzano i processi di crescita, differenziamento e sviluppo.

Le gibberelline favoriscono l’allegagione su piante di clementine ed alcuni ibridi. L’epoca di applicazione è la caduta petali con concentrazioni a partire da 5 fino a 10 ppm in dipendenza della varietà, del clima, dell’areale di coltivazione e della produttività del campo. I frutti non subiscono alcuna alterazione, tranne una minore pezzatura qualora si verificasse un’elevata allegagione. L’acido gibberellico può aumentare la superficie fogliare della nuova vegetazione in quanto stimola l’accrescimento. In linea generale dell’applicazione di acido gibberellico ne beneficiano le clementine ed alcuni tangeli.

In dipendenza della scalarità di fioritura si potrebbero effettuare due trattamenti; il primo al 90% di caduta petali a 10 ppm, il secondo a frutticino appena allegato. Il trattamento si può completare aggiungendo zinco e manganese.

L’efficacia della GA3 è più evidente nei campi con produzione bassa, mentre la risposta risulta inferiore nei campi con produttività maggiore. Il GA3 non migliora l’allegagione degli ibridi Fortune, Nova, Satsuma e Arancio, escluso il Navelate. L’epoca di applicazione delle gibberellline, sottoforma di acido gibberellico, è caduta petali con concentrazioni a partire da 5 fino a 10 ppm, variabili rispetto alla cultivar, al clima, all’areale di coltivazione e alla produttività del campo.  Nell’applicazione dell’acido gibberellico risulta importante la quantità di acqua per ettaro nonché la qualità, soprattutto il pH, della stessa. I volumi da utilizzare variano in base alla dimensione della pianta ma si devono assicurare almeno 20-25 hl/ha. L’acido gibberellico presenta la migliore efficacia quando l’acqua ha un pH sub-acido di circa 6,5.

Le citochinine non hanno la stessa efficacia delle gibberelline se non in alcune specie come Navelate e clementine. L’applicazione va effettuata alla dose di 20 ppm nella epoca di caduta petali; l’azione migliore viene esercitata sui germogli fiorali senza foglie.

Le auxine esercitano un’azione limitata sull’allegagione, ma se applicate alla fine della cascola di giugno stimolano l’accrescimento del frutto migliorandone la pezzatura.

Per quanto riguarda le auxine in Italia l’unica molecola registrata è il Fenotiol+GA3, composto da un auxinico (MCPA) e l’acido gibberellico per cui è stata dimostrata l’efficacia per clementine e W. Navel, con intervento posizionato a caduta petali.


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