Si affacciano le varietà a basso fabbisogno in freddo –

Basilicata: è ancora tempo di pesche precoci?

Si affacciano le varietà a basso fabbisogno in freddo


pesche

Nel Metapontino, come del resto in tutta Italia, la superficie a pesco si è contratta, soprattutto nelle regioni storiche di riferimento come Emilia-Romagna e Campania (Tabb. 1 e 2), questo a vantaggio di altre specie e/o drupacee come il ciliegio e l’albicocco. Tale situazione è da collegare ad uno stato di crisi che la peschicoltura italiana sta attraversando da diversi anni. Il dato lucano evidenzia anche un riassetto tra pesche e nettarine, a vantaggio delle prime.
Tuttavia, la Basilicata risente meno, almeno a livello di prezzi, della crisi che attanaglia la peschicoltura del Nord, ma complessivamente la situazione resta difficile in quanto le varietà coltivate non producono quantitativi unitari tali da rendere sufficientemente redditizia la specie.
Il Metapontino, più degli altri areali peschicoli nazionali, ha avuto un occhio di riguardo verso quelle produzioni extra-precoci e precoci che consentivano di coprire periodi a cavallo tra maggio e giugno; difatti, per la fase intermedia di maturazione l’interesse dei frutticoltori è in fase di riduzione in quanto il prodotto della zona si scontra con quelli delle regioni settentrionali, che come è noto subiscono una congiuntura commerciale negativa data dalla forte concorrenza delle produzioni europee (spagnole e francesi).
Resta invece ancora interessante la fase tardiva di maturazione, laddove le condizioni ambientali settentrionali non consentono la corretta maturazione di alcune varietà; pertanto in questo periodo sarebbe opportuno concentrare l’attenzione verso produzioni non tanto destinate ai mercati nazionali, ma a quelli regionali che ben recepiscono questo tipo di prodotto.
La citata attenzione verso periodi di raccolta precoci o molto precoci ha determinato anche la diffusione della coltura forzata, in modo da anticipare il più possibile la maturazione dei frutti. Proprio in tali contesti, nell’ultimo decennio sono state introdotte varietà a basso e a ridotto fabbisogno in freddo (250 UC), adattabili alla coltivazione forzata per proteggerle da ritorni di freddo. Diverse di esse presentano elevata fertilità, aspetto attraente dei frutti, colorazione rossa su quasi tutta l’epidermide, resistenza al “cracking”, ottima consistenza della polpa e buone qualità organolettiche.

 

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