Actinidia, croce e delizia dei produttori


actinidia

Due fatti, con effetti nettamente contrastanti, hanno caratterizzato gli ultimi anni della coltura dell’actinidia: l’irrompere della batteriosi e la comparsa di nuove varietà a polpa gialla o bicolore.
La batteriosi ha certamente interrotto e sta rallentando da qualche anno la corsa di questa coltura, che stava passando da una posizione minore ad una di sempre maggiore interesse nel panorama frutticolo mondiale. Dall’altro lato, spinti anche da qualche nuova varietà, i frutticoltori hanno ripreso ad appassionarsi a questa coltura, mettendo a dimora nuove superfici, talora anche in maniera massiccia. Il bilancio tra estirpi e nuovi impianti, ai fini della produzione esibita sui mercati, è condizionato negativamente dalle estirpazioni di frutteti troppo malati di PSA e da quelle dovute a qualche altro problema, mentre i nuovi impianti hanno – si sa – produzioni limitate nei primi anni. Le produzioni per il 2016 saranno al di sotto delle medie di circa il 20%, secondo quanto riferisce il Centro Servizi Ortofrutticoli (CSO) di Ferrara in un recente comunicato. La qualità dovrebbe essere mediamente buona e quindi le remunerazioni per i produttori potrebbero essere interessanti e in controtendenza rispetto allo scorso anno. Ma per dirlo con sicurezza bisogna valutare bene le produzioni dei “competitor” esteri, sia del nostro che dell’altro emisfero.
Batteriosi, moria ed altro ancora
Con la batteriosi si deve convivere. Anche in questo fascicolo di Frutticoltura ci sono indicazioni per gli agricoltori sulla corretta gestione degli impianti colonizzati dal batterio (Pseudomonas syringae pv actinidiae). È bene ricordare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che questo ceppo di Pseudomonas virulento sul kiwi è stato importato in Occidente con molta probabilità dalla Cina attraverso materiale infetto: polline, materiale di propagazione o altro non si sa. Per ora ci sono solo sospetti su partite di polline. La globalizzazione porta anche queste potenziali “bombe ad orologeria”, difficili da controllare viste le quantità di prodotti (dai legnami alle piante vive) che arrivano nei porti europei da tutto il mondo.
Senza ripetere quanto diranno i colleghi con maggior competenza sul controllo della batteriosi, si può affermare che prodotti a base di rame, elicitori di resistenza come l’Acibenzolar-S-methyl e qualche altra sostanza, accompagnati da una buona gestione agronomica (rimozione e pulizia delle parti infette, eventuale eradicazione delle piante più compromesse) possono tenere sotto controllo il patogeno. Qualche risultato positivo lo stanno dando anche le coperture integrali, ma difficilmente arriveremo ad una frutticoltura così esasperatamente ‘protetta’, anche perché i costi ricadono sempre sugli agricoltori, che alla fine devono badare al reddito. Altre linee di sperimentazione (antagonisti, interferenza sui segnali di ‘quorum sensing’ del patogeno, uso di fagi, linee genetiche resistenti, ecc.) non sono arrivate per ora a risultati trasferibili, anche se qualcuna di queste ricerche sta producendo risultanti incoraggianti.
La moria del kiwi è un altro problema. Nel veronese prima, in Piemonte più di recente, si sta rivelando più difficile da controllare di quanto inizialmente si potesse sperare, ma la causa principale rimane la cattiva gestione del suolo e dell’irrigazione, come sta ripetendo da qualche tempo chi ha esperienza sull’argomento e ha condotto a suo tempo prove anche nelle aree interessate dal fenomeno. Su ristagni e compattamento del terreno sembra convergere anche una sperimentazione, da poco avviata, che prevede abbondanti apporti di sostanza organica e baulature.
Qualche altro deperimento è stato segnalato recentemente in Friuli-Venezia Giulia e nuovi parassiti sembrano adattarsi a questa coltura finora relativamente poco visitata e poco appetita. Dovremo abituarci al fatto che quando una coltura si afferma nel tempo e conquista nuove superfici possono insorgere problemi fitosanitari e di gestione.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 12/2016 L’Edicola di Frutticoltura

 

 


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