Diradamento meccanico: efficacia e influenza sulla qualità dei frutti

Tecnicamente semplice con l’impiego di attrezzature di facile gestione e costi contenuti, il diradamento meccanico, mutuato dalla melicoltura biologica del Nord Europa, trova giustificazione grazie ai notevoli risparmi in termini di manodopera e alle positive influenze sui parametri qualitativi (soprattutto il calibro) dei frutti. Tempestività di intervento e regolazione operativa della macchina sono gli aspetti di maggiore importanza gestionale.


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Il diradamento meccanico del pesco, dopo i primi saggi negli USA (Baughner et al., 2008; Schupp et al., 2008), è stato sperimentato in Piemonte dal 2009 (Vittone et al., 2010), utilizzando la diradatrice Darwin® ideata per il melo. Il primo approccio fu quasi casuale, sfruttando la disponibilità di un’azienda che ospitava una prova di diradamento su melo. L’intervento su melo si fa in piena fioritura, quando i frutticini di pesco sono già allegati, ma ancora protetti dai residui del calice. Presumendo che tale protezione avrebbe potuto limitare i danni dei flagelli sull’epidermide, si eseguirono saggi preliminari su pesco. I risultati apparvero sorprendenti. L’intervento risultò efficace e l’esecuzione tardiva non provocò lesioni ai frutticini come invece succede alle pomacee.

Una delle remore al diradamento del pesco in fioritura è il rischio di gelate primaverili, almeno negli ambienti più soggetti, come l’altipiano piemontese. La fioritura del pesco in Piemonte cade nella terza decade di marzo, mentre il rischio di gelate primaverili si protrae fino all’ultima decade di aprile. Posticipare l’intervento di 10-15 giorni, facendolo cadere – a seconda degli anni – nella seconda o terza decade di aprile, diminuisce sensibilmente l’esposizione alle gelate e aumenta l’interesse per il diradamento meccanico.

Negli anni successivi il CReSO ha condotto vari test di diradamento meccanico al fine di valutarne l’efficacia, i campi di applicazione e i parametri operativi (Asteggiano et al., 2013; Asteggiano et al., 2011).

 

La diradatrice meccanica

E’ stata impiegata fino al 2014 la macchina Darwin® (Fruit-Tec, Germania). Successivamente sono stati saggiati modelli di altre società, entrati in commercio in seguito alla scadenza del brevetto. Sia la Darwin®, sia gli attuali nuovi modelli sono costituiti da un’asta verticale rotante, sulla quale sono inseriti circa 300 fili in materiale plastico della lunghezza di 60 cm. L’attrezzatura è portata anteriormente dalla trattrice. La velocità può essere modulata agendo sia sulla velocità della trattrice, sia sulla rotazione del mandrino. Durante l’avanzamento i fili spazzolano la chioma della pianta asportando parte dei fiori/frutticini. Le condizioni operative consigliate prevedono una velocità di avanzamento di 6,5-7 km/h e una velocità di rotazione compresa tra 160 e 210 giri/min (Asteggiano e Vittone, 2014).

 

Efficacia del diradamento meccanico

Nelle numerose prove svolte nell’arco di un quinquennio, il diradamento meccanico ha sempre ridotto significativamente il numero di frutti per metro lineare di ramo, avvicinandosi all’obiettivo di azzerare la necessità di una rifinitura manuale. Paradigmatico è il confronto meccanico vs manuale condotto nel 2014 su un appezzamento di Big Top a Verzuolo (Cn), sull’altipiano saluzzese; la forma di allevamento era a doppio asse (Y), con sesto di impianto 4,3×2 m (1.150 piante/ha). Il passaggio della macchina (modalità operative: 210 giri/minuto – 6,3 km/h) ha ridotto del 63,4% il numero dei fiori rispetto al testimone, traducendosi nella riduzione del 63,6% del numero di ore necessarie per il diradamento manuale (Fig. 1). Per raggiungere un corretto carico produttivo (250 frutti/pianta, pari 44 t/ha) è stato necessario un intervento di rifinitura di 140 h/ha rispetto alle 220 h/ha del testimone. Un diradamento più intenso, ottenibile riducendo la velocità di avanzamento o aumentando quella di rotazione, comporta il rischio di sovradiradare le parti più esposte della chioma, oppure la parte basale dei rami a frutto.

Il diradamento meccanico ha dimostrato buona efficacia su tutto l’assortimento varietale, anche se si differenzia in funzione dell’habitus di fruttificazione delle cultivar. E’ infatti più intensa sulle varietà che producono su branchette rivestite di rami misti corti, brindilli e mazzetti di maggio, rispetto a quelle che fruttificano prevalentemente su rami misti lunghi, come evidenziato nel confronto tra le due tipologie (Maillarmagie e Summer Rich) riportato in tabella 1.

Le diradatrici oggi disponibili sono adatte solo a forme di allevamento in parete, che sono peraltro predominanti nella peschicoltura piemontese. La parete fruttifera è ottenuta sia con l’asse centrale, sia con forme bi-asse, quali l’Y longitudinale o la U. Con queste ultime si ottengono pareti più sottili, sulle quali l’effetto diradante è più intenso. Il confronto svolto nel 2010 tra diverse profondità di pareti (asse colonnare vs Y longitudinale) ha evidenziato come la macchina diradante abbia avuto il 107,6% di efficacia in più sulla forma di allevamento più sottile (Tab. 2).

 

Effetto su pezzatura e qualità dei frutti

Il diradamento meccanico ha indotto un sensibile incremento del calibro dei frutti rispetto all’intervento manuale. A parità di numero di frutti/pianta, si osserva una maggior incidenza delle pezzature di maggior interesse merceologico (Fig. 2a). Si ritiene che tale effetto sia imputabile alla precocità dell’intervento (40-50 gg prima del diradamento manuale, effettuato nell’ultima decade di maggio), che consente di equilibrare il carico produttivo fin dai primi stadi di sviluppo dei frutti, in tempo utile per favorire i processi di divisione e distensione cellulare. Il diradamento meccanico contribuisce quindi a spostare la gaussiana dei calibri su qui dove si concentra la maggiore qualità. Nella prova su Big Top del 2014 citata al paragrafo precedente il diradamento meccanico ha permesso di ottenere un totale di 79,6% dei frutti compreso nelle classi di calibro A-3A (A 60,8%; 2A 16,9%; 3A 1,9%), rispetto al 20,2% del testimone diradato a mano (A 17,8%; 2A 2,2%; 3A 0,2%). Anche l’indice rifrattometrico ne ha tratto beneficio, risultando superiore di oltre 2 °Brix sia al primo che al secondo stacco (Fig. 2b).

 

Riduzione dei passaggi di raccolta

Un’altra conseguenza positiva del diradamento meccanico è la contrazione della finestra di raccolta, con i due primi stacchi molto più consistenti rispetto alle piante diradate manualmente. A titolo di esempio, si riportano nella figura 3 i risultati del confronto meccanico-manuale sulla nettarina Big Top nel 2014. L’intervento meccanico ha ridotto il numero di stacchi da 3 a 2 rispetto al testimone. La produzione per pianta, al primo stacco, è stata del 40% a fronte del 15,2% di frutti/ pianta del testimone. Complessivamente, sulle tesi diradate meccanicamente, con i primi due stacchi è stato raccolto il 97,8% della produzione, mentre nel testimone le prime due raccolte hanno interessato solo il 60,6% della produzione, obbligando ad un terzo consistente passaggio (39,4%).

 

Diradare meccanicamente conviene

Il diradamento meccanico si è rivelata metodologia innovativa su pesco, dove non esistono alternative all’intervento manuale. Il costo d’uso dell’attrezzatura, stimabile in 60–80 euro/ha, sulla base del calcolo dell’ammortamento o dell’utilizzo in conto terzi, è ampiamente compensato dalla riduzione della manodopera (intorno al 50%) necessaria per il diradamento manuale convenzionale (mediamente 180 h/ha nell’areale peschicolo piemontese). A tale confronto, già favorevole al diradamento meccanico, occorre aggiungere la riduzione dei costi di raccolta grazie alla concentrazione degli stacchi. Inoltre, sul fronte dei ricavi, l’incremento del calibro dei frutti determina un significativo aumento della PLV.

Grazie a questa favorevole analisi costi-benefici il diradamento meccanico del pesco in Piemonte si è diffuso rapidamente, arrivando a interessare oltre 800 ettari nel 2015, circa il 18% della superficie peschicola regionale.

 


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