La fertilizzazione estiva degli agrumi

Stimare i fabbisogni per ottimizzare la distribuzione


fertilizzazione

La fertilizzazione degli agrumi nel periodo estivo è fortemente determinata dal carico dei frutti presente sulle piante. Dopo la cascola fisiologica di giugno, fase in cui la pianta regola il carico dei frutti, l’accrescimento di questi avviene per distensione cellulare e diventa necessario apportare quegli elementi nutritivi che assecondino tali esigenze.
Alle variabili relative alla fertilità del terreno bisogna associarne altre come l’acqua di irrigazione, sia per l’eventuale apporto di nutrienti (es. nitrati), sia per un eventuale rischio di salinizzazione. Nella tabella 1 è riportata la quantità di azoto apportata al terreno in base al contenuto in nitrati dell’acqua di irrigazione, considerando un regime idrico di circa 5000 mc/ha.
È chiaro che nella determinazione della quantità di fertilizzante da apportare bisogna tener conto di tanti dati analitici, che devono integrare le informazioni di tipo agronomico con quelle sulla tipologia di azienda e sul territorio, sintetizzate da un tecnico qualificato. Tutti gli accertamenti analitici, infatti, senza un’anamnesi dell’azienda sono di ridotta utilità.
Per la programmazione della fertilizzazione delle colture arboree, in particolare degli agrumi, la diagnostica fogliare fornisce indicazioni reali sullo stato nutritivo delle piante. Nel metapontino le foglie vanno prelevate nel periodo compreso tra metà settembre e metà novembre (5-7 mesi raccolte da rametti terminali non fruttiferi, appartenenti al primo flusso primaverile), quando è maggiormente stabile il livello dei vari elementi e le oscillazioni nel tempo sono limitate. Non è conveniente effettuare il campionamento se non è trascorso almeno un mese dall’ultima fertilizzazione.
Da molti anni sono noti gli standard di riferimento (Tab. 2) per la valutazione delle analisi fogliari, messi a punto inizialmente per le cv. Washington Navel e Valencia Late, le varietà di arancio maggiormente diffuse a livello mondiale. Facendo riferimento a detti standard, è stato condotto un lavoro di verifica presso l’Istituto sperimentale per l’agrumicoltura (oggi Crea-Cca) per le varietà più diffuse in Italia adattandole alle condizioni ambientali locali. Da questi studi è stata confermata la validità, anche nell’ambiente italiano, degli standard internazionali per le cultivar del gruppo Navel, per la cv. Valencia Late e per i clementine. I valori ottimali 2,40-2,69 (% s.s.) per l’azoto, invece, risultano elevati per le vecchie linee delle cultivar Tarocco, Moro e Sanguinello, che già a livelli più bassi riescono a soddisfare bene le esigenze vegeto-produttive, mentre per gli altri elementi si rileva una buona rispondenza.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 7-8/2016 L’Edicola di Frutticoltura


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