Fragole di qualità a residuo zero

I produttori campani sempre più orientati verso la coltivazione biologica


residuo

«Il comparto fragolicolo campano continua nel corso già tracciato: salubrità e qualità organolettiche delle produzioni». Sono le parole di Teodoro Talento, tecnico della Cooperativa Sole che produce e commercializza ogni anno circa 80 000 q.li di fragole ottenuti nella provincia di Caserta, utilizzando piante fresche provenienti dalla Polonia e dalla Spagna.
«Naturalmente – prosegue Talento – per mantenere le quote di mercato ed ampliarle è necessario attivarsi nella ricerca sia di nuove varietà, sia di nuove tecniche produttive. In particolare, la Cooperativa Sole ogni anno ha in sperimentazione diverse nuove cultivar; al momento alcune selezioni appaiono particolarmente interessanti soprattutto per quanto riguarda il sapore».
Attualmente, in Campania, la cultivar maggiormente diffusa è Sabrina, che interessa circa 600-700 ha pari all’80% del totale, sia nell’area Nord (tra le province di Napoli e Caserta) sia in quella più a Sud (Piana del Sele). In Basilicata, concorrente interna, prevale Candonga con 600-700 ha, che rappresentano il 90% dell’intera superficie lucana.
La tecnica colturale si evolve verso soluzioni a basso impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e impiegando api e bombi per migliorare l’impollinazione e ridurre l’incidenza dei frutti deformi. Le avversità principali restano il ragnetto rosso e i tripidi (che quest’anno hanno provocato solo danni marginali) e l’oidio per quanto concerne le crittogame.
«La tecnica colturale – spiega Talento – punta a minimizzare gli apporti chimici sia di fertilizzanti, sia, soprattutto, di prodotti fitosanitari. La sfida vinta è stata quella di avere un prodotto a residuo zero grazie all’impiego di molteplici mezzi biologici. In particolare, si utilizzano fitoseidi per il controllo del ragnetto rosso, l’Orius per la lotta al tripide, la Crisopa contro gli afidi e la Beauveria bassiana per la difesa degli aleurodidi. Infine, il controllo delle nottue si pratica mediante l’impiego di virus e batteri, mentre l’oidio è combattuto con l’impiego dello zolfo». Gli investimenti in lotta biologica della Cooperativa Sole si aggirano intorno ai 300 mila euro l’anno.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 7-8/2016 L’Edicola di Frutticoltura


Pubblica un commento