MACFRUT –

Tavola rotonda organizzata da Edagricole: sotto esame i rapporti di filiera

Frutticoltori a caccia di redditività

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Dignità. Per la prima volta questa impegnativa parola irrompe nel dibattito sulla crisi della frutticoltura italiana. È avvenuto al Macfrut di Cesena, con l’intervento del docente bolognese Silviero Sansavini a una tavola rotonda sulle prospettive del settore organizzata dalla Rivista di Frutticoltura, di Edagricole – New Business Media.

Qui Sansavini ha puntato il dito sui meccanismi di ripartizione della remunerazione del prodotto nell’ambito della filiera: «Chi vende la frutta al consumatore ottiene un prezzo soddisfacente, il grossista nelle proprie compravendite ottiene sempre margini soddisfacenti, chi fornisce i servizi di imballaggio immagazzinamento e trasporto ottiene, anzi impone, compensi a lui soddisfacenti. Così il valore dell’unità di prodotto via via viene eroso e alla fine chi vede i propri ricavi ridotti al lumicino, per quello stesso prodotto che bene o male ha soddisfatto commercianti e fornitori di servizi, è proprio colui che invece dovrebbe essere il principale protagonista della filiera, il frutticoltore. Da anni il coltivatore continua a ottenere ricavi unitari inferiori ai propri costi di produzione, nel 2014 il fenomeno è apparso più evidente che mai, ma questo non è accettabile: il suo prodotto deve rimanere remunerativo, ne va della stessa dignità del suo lavoro».

«Nel 2014 – spiega il docente bolognese – abbiamo assistito alla drammatica crisi di mercato delle pesche (scese a 0,20 €/kg alla produzione) e delle pere (scese a meno di 0,40 €/kg), quando è noto che il costo di produzione delle prime non può essere inferiore a 0,35-0,45 e quello delle seconde non può essere meno di 0,50-0,60 €/kg».

Prezzi metà dei costi

Migliaia di produttori quindi, nonostante le loro grandi competenze tecniche e la capacità di produrre eccellenze qualitative, «si vedono costretti ad abbandonare le colture, a cambiare indirizzo produttivo, a non poter investire per rilanciare le aziende, per rinnovare le varietà, per costituire nuovi impianti. E nessuno dedica loro sufficienti attenzioni. Non vengono introdotti nemmeno criteri solidaristici e compensativi, per esempio per ripartire più equamente i costi sui vari soggetti della filiera, all’interno delle cooperative e consorzi di appartenenza».

Il j’accuse di Sansavini si è poi concentrato sulle cooperative: «È giunta quindi l’ora di prendere di petto il problema delle imprese che sono espresse dalla cooperazione: attraverso l’aggregazione dovrebbero salvaguardare i produttori, ma perché addossare su di loro l’intero rischio? Non ha forse il lavoro dei produttori frutticoli pari dignità rispetto a quello di tutti gli altri lavoratori? Si richiamano spesso, da parte di politici e governanti, i diritti dei disoccupati e degli extracomunitari e non si vede una realtà per certi aspetti ancora più grave: l’abbandono, verso il tracollo, di interi comparti agricoli; che invece hanno il merito di produrre alimenti essenziali per gli italiani e per l’export, di utilizzare molta manodopera facendosi carico di enormi sforzi (lavoro, capitali, rischi) di cui beneficia l’intero paese, che poi la collettività non riconosce».

Proposta, un contratto

«È ora di garantire al frutticoltore un contratto, un vero e proprio contratto di coltivazione, in modo che possa conoscere in anticipo il prezzo del proprio prodotto. Oggi invece vige il metodo della semplice consegna della produzione, e all’interno di questa procedura non si parla di prezzo. Ma per un imprenditore frutticolo conoscere in anticipo a quale livello potrebbero arrivare i propri ricavi sarebbe un primo, basico, passo a favore della sua dignità professionale».

Un’altra possibile risposta alle crisi di mercato indicata dalla tavola rotonda Edagricole consiste nello scommettere con più decisione sulla interprofessione. Vedere tutti gli attori della filiera collaborare al fine di ottenere una remunerazione decente per la base produttiva è il sogno di ogni agricoltore, ha detto Nazario Battelli, presidente di Ortofrutta Italia, che è appunto l’organizzazione interprofessionale del settore.

Con l’interprofessione

Battelli non ha nascosto che l’attività interprofessionale incontra difficoltà, ma ha anche sottolineato quanto di buono si è riusciti a fare, specialmente nell’ambito della promozione: «Nei mesi scorsi si è svolta una campagna promozionale stabilita nel mese di febbraio. Le maggiori catene della Gdo, cito Conad, Coop, Esselunga, per un totale di quasi duemila punti vendita, hanno concordato per alcuni giorni di campagna istituzionale su pesche e nettarine. Non è una cosa da poco in quanto ogni giorno la gdo ha delle proprie promozioni e inserirsi nei loro calendari non è facile». Dal canto suo, la nostra pubblica amministrazione dovrebbe spingere di più affinché l’interprofessione diventi efficace: «Dovremmo prendere esempio dalla Francia – aggiunge Battelli che, quando vuole riesce a intervenire in fretta. Quando hanno avuto un sentore di crisi dei prezzi hanno emesso un decreto in soli sette giorni, anticipando le fasi del crollo dei prezzi, contenendo i danni. A noi tutto questo manca».

Club di prodotto

La tavola rotonda infine ha ricordato l’importanza di lavorare su grandi volumi. Se n’è incaricato in particolare Patrizio Neri, imprenditore ortofrutticolo di Cesena: «Il mercato europeo è ormai di tipo domestico. Ma per affrontare i mercati mondiali ci vorrebbe più efficienza. In Italia abbiamo una produzione troppo contadina. Il km zero, il piccolo è bello, hanno un ruolo marginale, non sono la risposta alle esigenze della produzione ortofrutticola italiana. Dobbiamo esportare oltre il 50% di quel che produciamo e quindi dobbiamo affrontare i mercati mondiali». Neri vede lo sviluppo della frutticoltura anche nell’ottica dei cosiddetti club di prodotto: «In un club si organizza la produzione, si sfruttano solo le varietà migliori e si lavora programmando, così da collocare il prodotto in anticipo. È una delle poche strade da percorrere per portare reddito ai produttori».

Un progetto nazionale

Anche da altri incontri Macfrut sono state messe a fuoco risposte alle crisi di mercato della frutticoltura italiana. Per esempio il ministro Maurizio Martina, intervenendo al primo giorno della fiera, dopo aver ricordato come il comparto ortofrutticolo rappresenti il 20% della produzione agricola nazionale, con 11 miliardi di faturato, ha annunciato che il Mipaaf «sta lavorando a un progetto nazionale di medio periodo che metta in rete le diverse “agricolture” presenti in Italia. E sta mettendo a punto nuovi strumenti per la promozione dei consumi di ortofrutta».

Allo stesso tempo, ha continuato Martina, il comparto ortofrutticolo «deve continuare il percorso di aggregazione delle imprese a livello commerciale, anche per dare più peso alle esportazioni. Inoltre serve una riflessione precisa e aggiornata in ambito europeo per la gestione delle crisi: una crisi come quella delle pesche e nettarine doveva essere affrontata dalla Ue con più celerità».

Sempre in fiera l’assessore emiliano all’Agricoltura Tiberio Rabboni ha affermato che per questo settore «tre cose sono da fare immediatamente: cambiare la gestione dell’Ocm in situazioni di crisi, utilizzare meglio le risorse europee dedicate alle Op e costituire un fondo mutualistico per garantire un reddito minimo ai produttori nelle annate negative».

Infine, siccome anche lo stesso Macfrut gioca un ruolo di primo piano nel sostegno del settore, e con esso gli stessi dirigenti della fiera, è utile ricordare che Domenico Scarpellini ha annunciato di lasciare la presidenza di Cesena Fiera: «Questo del 2014 è stato il mio ultimo Macfrut come presidente». Ha commentato il ministro Martina: «Lo ringrazio di cuore per il grande lavoro che ha svolto per il sistema ortofrutticolo nazionale».

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