SPECIALE PESCO –

La straordinaria evoluzione di una specie che da sempre affascina i genetisti e da sempre attira i consumatori grazie a colori, forme, aromi di un frutto che è cambiato nel tempo.

Il breeding del pesco, un percorso secolare ricco di nuove tipologie di frutti

FR_14_07_pesche_piatte_difett

Con una produzione mondiale annua superiore a 21,5 milioni di t (Faostat, 2012), il pesco si colloca ai vertici, per importanza economica, tra le specie da frutto. La Cina contribuisce al 53% del totale, seguita a distanza dall’Italia (6,3%), dagli USA (5%) e dalla Spagna (3,5%). Le produzioni mondiali evidenziano un trend ascendente (+42% nel decennio 2002÷2012), soprattutto della Cina e di nuove realtà produttive in passato poco rappresentate, come la Turchia. Il pesco è originario della Cina, dove è stato addomesticato più di 4000 anni fa (Huang et al., 2008). Si è diffuso nelle aree del Bacino del Mediterraneo sotto l’Impero Romano e nel continente americano nel periodo del colonialismo europeo (XV secolo). Verso la metà del XIX secolo, una varietà a polpa bianca denominata Chinese Cling viene inviata dalla Cina a New York: questa varietà è risultata poi antenata di numerose delle varietà di pesco moderne. Tra queste, le pesche a polpa gialla Elberta e Redhaven che, introdotte in Europa nella prima metà del XX secolo, hanno rapidamente rivoluzionato il panorama varietale preesistente, prevalentemente costituito, oltre che da percoche gialle, da pesche a polpa bianca, tenera e succosa, delicata e poco idonea alle manipolazioni e ai trasporti.

La diversificazione varietale
 
Gli esordi del miglioramento genetico del pesco risalgono a circa 120 anni fa. Da allora, la gamma di tipologie di frutto disponibili per il consumatore è stata ampliata e diversificata: pesche e nettarine (allora pesche-noci); polpa tenera e succosa o soda e croccante; forma rotonda o piatta; sapore tradizionale o dolce, per citare solo le più importanti. Il rinnovo varietale procede a ritmi serrati, almeno per il mercato fresco: dal 1980 al 2012 sono state complessivamente create circa 3200 varietà; molto meno vivace il settore delle pesche da industria, le cosiddette percoche (Fig. 1). La creazione di nuove cultivar, inizialmente esclusiva del “breeding” pubblico, già agli inizi degli anni ’80 è dominata da numerosi programmi privati o da “partnership” pubblico-private che si sono sviluppati prevalentemente negli USA e in Europa (Della Strada e Fideghelli, 2011). Le ragioni di questo sorpasso sono molto probabilmente da imputare alla riduzione dei fondi pubblici assegnati al breeding, che ha portato alla chiusura e/o all’accorpamento di quelli preesistenti ed al ridimensionamento di quelli rimasti. Attualmente, i programmi di miglioramento genetico privati e pubblici che concorrono all’innovazione varietale di questa specie sono più di 70 (Iglesias, 2013). Nella tabella si riporta l’elenco dei costitutori USA ed europei attualmente più attivi in termini di nuove introduzioni varietali.

Le pietre miliari

Nella storia del miglioramento genetico del pesco, alcune varietà possono essere considerate pietre miliari, in quanto hanno consentito un salto in avanti in termini di innovazione rispetto alla situazione precedente la loro introduzione. La prima di queste è probabilmente Elberta: quando è stata licenziata, nel 1889, il panorama varietale mondiale era rappresentato, con poche eccezioni, da pesche a polpa bianca. Elberta è la prima di una serie di pesche a polpa gialla che hanno costituito la base della peschicoltura USA di primo ‘900, innovative perché molto più rispondenti alle esigenze del mercato fresco e perché dotate di ampia capacità di adattamento a diversi contesti colturali (Okie et al., 2008). Da Elberta in poi il colore giallo della polpa diviene dominante rispetto al bianco. Una seconda pietra miliare è Redhaven, la migliore della “serie Haven” costituita in Michigan. Redhaven, coltivata in tutti i principali Paesi peschicoli, ha apportato un miglioramento netto in termini di requisiti estetici e di qualità commerciale. Per la sua amplissima adattabilità ambientale, è stata per decenni, e in alcuni casi lo è ancora, la varietà di riferimento per questa specie. Per la successiva pietra miliare occorre attendere fino agli anni ’60-70, quando vengono introdotte le prime varietà di nettarine. Questa tipologia di frutto presenta caratteristiche di modernità che le consentono di conquistare rapidamente il mercato fresco: assenza di tomento, che ne permette il consumo anche con la buccia, polpa soda e croccante, sapore fresco leggermente acidulo. Nell’ultimo decennio il numero delle nuove varietà di pesche e nettarine introdotte è più o meno in equilibrio (Fig.1), ma le produzioni di nettarine mostrano un trend in ascesa più delle pesche in numerose ed importanti realtà peschicole europee e USA (Iglesias, 2013). Negli anni ’90, l’azienda privata californiana Zaiger Genetics Inc. licenzia la pesca gialla Rich Lady, dal frutto bellissimo, connotato da una buccia di colore rosso intenso ed esteso, sodo, croccante e con una tenuta alla maturazione decisamente migliorativa rispetto allo standard varietale di quel periodo. Il sapore alla maturazione è acidulo, ma gradevole. L’albero è molto vigoroso e di non facile gestione: la potatura estiva in questa varietà è uno strumento quasi indispensabile per contenerne l’eccesso vegetativo e la potatura invernale di tipo ‘corto’ è utile a contrastare l’allontanamento della fascia produttiva verso l’esterno della chioma. La precoce colorazione della buccia, che si estende alla totalità del frutto, può ingannare il produttore sul reale stadio di maturazione raggiunto ed indurlo ad una raccolta anticipata, a discapito della qualità al consumo. Nella figura 2 sono riportate le principali cultivar che, per caratteristiche agro-pomologiche molto simili, si possono raggruppare all’interno del “gruppo Rich”, con un calendario di raccolta ampio, da giugno a settembre. Più o meno nello stesso periodo compaiono le prime varietà a bassa acidità, caratterizzate da un sapore dolce o dolcissimo, determinato non tanto da un contenuto di zuccheri più elevato rispetto ai frutti tradizionali, quanto da una acidità da 2 a 3 volte inferiore, e comunque non superiore ai 70 meq/l (Liverani et al., 1999). Appartengono a questa categoria la pesca gialla Royal Glory e la nettarina gialla Big Top, anch’esse ottenute da Zaiger Genetics, caratterizzate da frutti molto belli ed estesamente colorati di rosso. Le due varietà inaugurano due serie varietali ricchissime di genotipi, che riproducono abbastanza fedelmente le caratteristiche agro-pomologiche e gustative dei due modelli originali, in qualche caso migliorandoli. Big Top, in particolare, ha avuto un fortissimo impatto sull’industria peschicola Europea (Iglesias, 2013). Caratterizzata dall’ottimo sapore, dolce ma non insipido, e migliorativa per la tenuta del frutto, che anche se maturo si mantiene sodo sull’albero per 6-7 giorni in più rispetto ad altre varietà, questa cultivar ha un comportamento produttivo incostante e necessita di gestione della chioma accurata (Bassi et al., 2009). Le nettarine tipo Big Top (Fig.3) sono quelle maggiormente piantate in Italia, con un trend all’aumento. Di recente, sono state licenziate anche varietà a polpa bianca con frutto dolce a bassa acidità: Magique®Maillardmagie*, Garcica, Romagna® Red*, Romagna® Top*, Nectasweet®28 Nectarperle*, che manifestano buona tenuta e croccantezza della polpa quasi matura, sapore dolce ed aromatico. Numerose anche le varietà tipo Royal Glory licenziate negli ultimi 20 anni. Nella figura 4 vengono riportate quelle che meglio si adattano ai principali ambienti peschicoli del Nord-Italia (Berra et al., 2013). La maggior parte ha sapore dolce, ma alcune hanno anche un contenuto di acidità normale. Rispetto alla “serie Rich”, gli alberi sono meno vigorosi e più facili da gestire con la potatura. La pesca di forma piatta non è una vera e propria novità: già nell’800 e ‘900 le “platicarpe” erano note in alcune aree peschicole, soprattutto in Sicilia e in Spagna, dove erano state selezionate numerose varietà locali con queste caratteristiche. Ma il mercato è storicamente stato poco incline verso questo tipo di prodotto, di facile deterioramento e ricco di difetti pomologici molto gravi (Fig.5). Nel 1980 viene licenziata Stark Saturn, che possiamo considerare il riferimento per la tipologia di frutto piatto, anche se, intorno agli anni 2000, nel mercato cominciano ad arrivare pesche di forma piatta dalle caratteristiche merceologiche più competitive e idonee alle richieste del mercato. Le serie UFO® (CRA, Roma), Regalcake® (ASF, Francia), Platy® (INRA, Francia) e Plane® (Provedo, Spagna) sono oggi quelle più diffuse e conosciute dai peschicoltori. La Spagna è il primo Paese europeo a riconoscere (e trarne un significativo vantaggio economico) le potenzialità di mercato di queste tipologie, che oggi occupano una quota del 14% circa del mercato peschicolo spagnolo (Iglesias, 2013) Il successo tributato a questa tipologia pomologica, ed in generale alle pesche tonde di sapore subacido, è riflesso anche nel numero crescente di nuove varietà con questi tratti immesse sul mercato, in costante ascesa negli ultimi 10 anni (Fig.6).

Le sfide future

Certamente i breeder ci offriranno in futuro altre pietre miliari, anche se è molto difficile immaginare che le nuove varietà possano avere caratteri innovativi tali da eguagliare il successo mondiale riportato a suo tempo da Redhaven ed Elegant Lady. Dal punto di vista estetico, i livelli raggiunti sono già eccellenti e la maggior parte delle varietà neo-introdotte é caratterizzata da frutti di buona pezzatura, forma regolare e sovraccolore rosso molto esteso. E’ pertanto probabile che la sfida delle innovazioni si giocherà su un piano diverso da quello strettamente estetico. Le nuove varietà dovranno essere dotate di ampia adattabilità ambientale, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in atto. In molti Paesi europei si è registrato un aumento delle temperature e la tendenza ad una ulteriore intensificazione del fenomeno. L’anticipo dell’epoca di fioritura, conseguente a temperature più elevate nelle settimane che precedono questa fase fenologica, può esporre gli organi fiorali e i giovani frutti ai danni da ritorni di abbassamenti termici al di sotto di 0 °C, non infrequenti a fine inverno. Nonostante il notevole miglioramento della tenuta rispetto al passato, pesche e nettarine sono ancora frutti con una vita commerciale molto breve. Una delle sfide presenti e future per i breeder sarà quella di prolungare la tenuta del frutto maturo sull’albero e la durata di vita dopo la raccolta. In tal senso, un ruolo strategico potrà essere giocato dalle pesche e nettarine di tipologia ‘stony hard’, a lunga tenuta di maturazione, carattere associato all’incapacità del frutto di emettere etilene in fase di maturazione (Haji et al., 2001). Questa peculiarità fisiologica fa sì che durante la maturazione il frutto ‘stony hard’ vada incontro ad un calo di consistenza della polpa molto lento e di entità limitata (Fig.7). Osservazioni preliminari condotte su alcune selezioni avanzate del breeding del CRA-FRF di tipo ‘stony hard’ hanno evidenziato che, se non sopraggiungono marciumi, i frutti possono restare sull’albero per oltre un mese dall’inizio della maturazione, con caratteristiche estetiche ed intrinseche pressoché inalterate. Ma, probabilmente, la sfida più difficile sarà quella di ottenere varietà tolleranti o resistenti alle numerose avversità biotiche che colpiscono il pesco. Questo risultato consentirebbe di contenere le perdite di prodotto, di ridurre il numero di trattamenti fitosanitari e di rendere disponibile per il consumatore frutti più salubri. La resistenza è spesso un obbiettivo difficile e gravoso da conseguire in termini di tempo e denaro e la specie pesco spesso non possiede fonti di resistenza ad avversità temibili, quali ad esempio la Monilia o il virus della sharka. La resistenza, in molti casi, è stata riscontrata in specie di Prunus affini al pesco, come il mandorlo o il P. davidiana, che non avendo giovato dello stesso processo di selezione migliorativa attuata nel pesco hanno caratteristiche pomologiche e commerciali scarse o scarsissime (Liverani et al, 2011). Se, dunque, l’ottenimento di nuove varietà in questa specie richiede mediamente una decina di anni, l’ottenimento di varietà che combinino l’elevato standard qualitativo e merceologico con la elevata tolleranza o resistenza di altre specie di Prunus è un processo molto più lungo e complesso, nel quale oggi sono impegnati in prima linea prevalentemente breeder pubblici. Per tutte queste ragioni, è strategico che i ricercatori impegnati in queste attività possano usufruire di sostegni finanziari adeguati e stabili nel tempo.

Allegati

Scarica il file: Il breeding del pesco, un percorso secolare ricco di nuove tipologie di frutti

Pubblica un commento