Il risveglio di noce, mandorlo e nocciolo

I “brand” italiani assecondano l’aumento dei consumi e conquistano mercati esteri


Sansavini 10 - Noceto

L’Italia non primeggia certo nella coltivazione di noci e mandorle – ormai si dice siano solo una testimonianza del passato – ma vanta una buona produzione di nocciole e alcune grandi aziende per la distribuzione commerciale di queste e di altre frutta secche e/o essiccate. Vantiamo, infatti, la presenza al Sud e al Nord di storici “brand” di frutta secca che si sono affermati nell’arco di alcune decenni nell’universo commerciale, anche all’estero. Si tratta perciò, come avviene in tanti altri campi, di un “made in Italy”, affermatosi soprattutto per i requisiti qualitativi del prodotto, ma a partire da materia prima per lo più non italiana.

Secondo i “puristi”, quindi, la sola lavorazione commerciale non darebbe diritto all’uso del “made in Italy”, nemmeno se le confezioni riportassero, come è giusto che sia, la provenienza del prodotto o almeno del Paese produttore. Qui, però, non si tratta di difendere coltivatori che non ci sono, tranne una piccola frangia di pionieri, quanto di studiare nuovi indirizzi produttivi e relative strategie di mercato.

Constatiamo oggi che i consumi di frutta secca non hanno subito in Italia il calo rilevato per la frutta fresca da almeno un decennio; anzi, per queste specie assistiamo a una crescente domanda di mercato legata, soprattutto, alla diffusione di conoscenze medico-dietologiche-nutraceutiche relative ai benefici che un’alimentazione che includa giornalmente anche una porzione di questi prodotti (noci e/o mandorle, oppure prugne e bacche essiccate) apporta benefici all’organismo per l’alto contenuto di sostanze antiossidanti e proteiche. Cioè “farebbero allungare la vita”, anche se contengono grassi, ma per lo più insaturi.

Si è dunque sviluppata un’attenzione pubblica e quindi un ripensamento sull’opportunità di riprendere la coltivazione di noci e mandorle (per il nocciolo non si è mai smesso), sulla base delle nuove opportunità genetiche (varietà estere adatte nelle varie aree italiane) dopo aver condotto prove agronomiche e tecnologiche (tipi di impianti, a media-alta densità, meccanizzabili soprattutto per la raccolta), con utilizzo di tutti i mezzi strumentali (es. microirrigazione, fertilizzazione, difesa) che consentono rese produttive sufficienti a rendere competitiva la coltura, con elevati standard qualitativi. La Puglia, ad esempio, ha già ricominciato ad impiantare moderni impianti specializzati di mandorlo (vedi quadro a pag…..).

Ma poi chi fa il raccordo col mercato?

Ci dovrebbero pensare le associazioni di produttori, anche per assicurare un’aggiornata assistenza tecnica ai coltivatori. Il punto cruciale diventa perciò il completamento della filiera (legando produzione e distribuzione a commercializzazione), per cui i produttori hanno due opzioni: vendere in proprio, se hanno sufficienti dimensioni e mezzi (come hanno fatto alcune imprese, vedi la New Factor di Forlì nel box di Alessandro Zampagna) oppure accedere alle ormai numerose imprese che lavorano in gran parte merce di importazione, e sanno fare a commercializzare e a conquistare i mercati. Queste, infatti, potrebbero avere convenienza a comprare prodotto italiano, sia per creare un prodotto finito interamente italiano, di qualità, sia per facilitare l’approvvigionamento di un prodotto, verificato contrattualmente per la salubrità, i parametri qualitativi e l’assenza di residui inquinanti.

Ciò premesso, ci pare utile presentare in questa breve annotazione, legata al “Dossier frutta secca” inserito in questo fascicolo di Frutticoltura, alcune delle imprese italiane storicamente più attive e prestigiose, che possono costituire un punto di riferimento per le tante nuove, piccole o medie aziende nel frattempo sorte in varie regioni e che potrebbero diventare alleate delle associazioni dei produttori perché non importano soltanto.

Pertanto, insieme ai grandi “brand” italiani “Besana Group”, “Noberasco”, “Madi Ventura”, “Eurocompany”, diamo anche alcuni parametri economico-gestionali che aiutano a capire come funziona il sistema commerciale italiano e come si possono stabilire strategie produttive, in alternativa a quelle, in parte fallimentari, delle colture tradizionali per il consumo fresco (es. pesco), nelle aree dove queste attraversano forte crisi mercantile. Crisi non più estemporanee, ma strutturali e quindi di sistema, che per alcuni sono correggibili solo con un forte ridimensionamento degli impianti. Cerchiamo dunque di allargare il discorso ai nuovi gruppi che, sull’onda della crescita dell’interesse mercantile della frutta secca, stanno nascendo ed operando in varie regioni del Nord e del Sud.

Uno sguardo altrove

L’INC, associazione mondiale degli operatori commerciali di noci e frutta secca od essiccata, ha recentemente divulgato i dati statistici delle produzioni delle varie specie, insieme al “trend” delle variazioni degli ultimi sei anni. Al 2013, la frutta secca ha raggiunto 3,2 Ml t, mentre quella essiccata molto di più, 9,3 Ml t. In ordine di importanza, le quote di frutta secca, cioè i volumi del campo, hanno visto primeggiare le mandorle (34%), poi anacardi (18%), noci (16%) e pistacchi (15%), tutti in guscio, seguiti da nocciole (13%), noci di pecan (2%), noci brasiliane (1%) e noci macadamia (1%), pinoli (0,3%), mentre per la frutta essiccata i volumi produttivi sono dati soprattutto da datteri (81%), uva essiccata (14%), prugne e albicocche (2% ciascuna) e fichi (1%).

Circa la situazione, specie per specie, risulta che:

mandorle: nel mondo (1,1 Ml t) vi è stato un aumento dell’8% negli ultimi cinque anni, avvenuto soprattutto in USA – California (80% del totale). L’Italia nel 2013 ha importato 32.000 t, con un consumo di 37.000 t.;

noci: le quattro specie assieme hanno raggiunto 510.000 t (USA e Cina assieme fanno il 75%); consumo italiano 9.124 t.;

nocciole: in totale 418.400 t (2013), di cui il 72% in Turchia. L’Italia è seconda con 65.400 t; il consumo italiano si attesa sulle 70.000 t/anno (1,2 kg pro-capite); forte approvvigionamento italiano nell’ultimo trimestre 2014. Importate 16.270 t per 135,6 Ml €.

pistacchi: la produzione mondiale arriva a 488.000 t, di cui 215.000 in USA e 160.000 in Iran. L’Italia consuma circa 9.800 t (2012);

anacardi: produzione di circa 60.000 t/anno, prodotti quasi interamente in Paesi subtropicali (India, Costa d’Avorio, Vietnam). L’Italia importa oltre 5.000 t/anno;

pinoli: produzione mondiale oltre 4.000 t, di cui un quarto in Pakistan. I consumi italiani si aggirano su 1.000 t/anno.

Fra i frutti essiccati domina l’uva passa sultanina (1.276 Ml t), divisa fra USA (1/4), Turchia, Iran e India (insieme fanno il 45%). Consumo italiano inferiore a 19.000 t. Seguono le prugne secche (187.000 t, in calo fra 2012 e 2013); il 95% del prodotto è concentrato in quattro Paesi (USA, Cile, Francia, Argentina). Consumi italiani in calo, intorno a 10.000 t/anno; per le albicocche essiccate le produzioni sono in calo del 5% in sei anni. Nel 2013 produzione di 171.000 t (Turchia 65%). Consumi italiani circa 1.200 t/anno. Infine, i fichi essiccati stanno intorno a 114.00 t (54% in Turchia; consumo italiano 5.200 t nel 2012).

Occorre anche rilevare l’introduzione nei mercati italiani di bacche essiccate di vari frutti piccoli (es. mirtilli, goji, e altre “berry”), con tassi di crescita dell’import italiano più che raddoppiato nell’ultimo anno. L’import di goji è stato di 244 t (valore molto alto, 6,8 Ml €).

Per chiudere, un cenno alle arachidi, di cui l’Italia è forte importatrice. Nel mondo se ne producono da 31 a 36 Ml t ogni anno, di cui quasi la metà in Cina; seguono con appena 5% USA e India.

Da un’altra fonte, Infoscan Census, prendiamo altri dati informativi sulla frutta secca, riferiti al 2012 (agosto) e rilevati su alcuni canali commerciali molto attendibili: ipermercati, supermercati, piccolo servizio libero (negozi e ambulanti con oltre 100 mq). Nell’anno 2012 (terminante in agosto) il mercato della frutta secca sviluppa un fatturato di 455 Ml di €, in crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente, mentre a volume genera 46.312 di t, con un trend in flessione del 2,0% rispetto all’anno precedente.

Il tasso di crescita positivo del fatturato della frutta secca è dato dal continuo incremento del prezzo medio a volume: aumenta del 4,4%. L’incremento interessa tendenzialmente tutte le categorie; in particolare, presentano una crescita sostanziale le noci (+9,6% prezzo medio in volume; +5,7% tasso di crescita a valore), le nocciole (+9,5% prezzo medio in volume; +6,3% tasso di crescita a valore) ed i semi di zucca (+6,9% prezzo medio in volume; +2,6% tasso di crescita a valore); solo la categoria delle prugne mostra una flessione nell’andamento del prezzo (-1,0%). La maggior parte delle categorie registra una flessione a volume, ad eccezione delle mandorle e delle prugne, le uniche categorie che presentano trend positivi sia a volume (+4,35% mandorle, +1,5% prugne), sia a valore (+6,2% mandorle, +0,5% prugne).

Besana Group

È una storica azienda napoletana, sorta quasi un secolo fa (1921) a San Gennaro Vesuviano, che ha raggiunto ragguardevoli dimensioni (171 Ml € di fatturato nel 2013), con diramazioni in vari Paesi (es. “Besana UK”, sorta nel 1988, distribuisce i prodotti in Gran Bretagna), ove opera soprattutto con “joint venture” insieme ad aziende locali dei singoli Paesi. Ne è presidente il dinamico Pino Calcagni (mentre AD è Riccardo Calgagni), persona molto nota anche per la sua attività pubblica a livello professionale e associativo.

È probabile che lo sviluppo dei consumi, non solo a livello europeo, continui nei prossimi anni, per cui è bene che nei vari distretti frutticoli italiani che sono vocati per alcune specie, soprattutto noci (Sud e Nord), mandorle (Puglia e Sicilia) e nocciole (Piemonte, Lazio, Campania) si valutino le nuove potenzialità offerte dai mercati.

“Besana Group” ha lavorato nel 2014, attraverso 35 impianti di confezionamento, ben 24.000 t di prodotti, corrispondenti ad oltre 100 milioni di confezioni vendute nel mondo. In termini di occupazione le benemerenze del Gruppo Besana sono evidenti: i dipendenti sono 400, ma altre 2.500 persone lavorano nell’indotto italiano ed estero. L’azienda è in crescente sviluppo, tanto che il fatturato negli ultimi anni ha avuto un aumento superiore alle due cifre (19% nel 2013).

La sua vocazione internazionale è dimostrata dalle collaborazioni con le più importanti catene distributive europee – ICA (dal 1928), Mark e Spencer (1934), Colryut e Delhaize (1970), Tesco – e per essere fornitori anche di Lidl, Nestlè, Mondezel, Walmart. Da ultimo sta stringendo un accordo, non solo commerciale, per la diffusione dei suoi prodotti in Ucraina.

Il Gruppo Besana dispone delle principali certificazioni di qualità (IFS, BRC, Halal, Kosher, Fair Trade, ecc.) e si sottopone annualmente ad una quarantina di controlli e verifiche (“audit”) degli enti di certificazione e delle stesse catene distributive.

Una delle ragioni della capacità di Besana di stare sul mercato con la qualità dei propri prodotti è data dai forti reinvestimenti tecnologici e di processo lavorativi interni all’azienda, tanto che negli ultimi sette anni sono stati investiti nell’azienda oltre 25 milioni di euro. Fra le nuove acquisizioni si segnalano un pastorizzatore Napasol 2, impianti di selezione e tostatura delle materie prime, impianti di miscelazione e confezionamento di misti monoporzione; impianti di confezionamento di Smarties.

Tra gli investimenti occorre menzionare anche i nuovi magazzini frigoriferi nell’interporto campano, un nuovo stabilimento inglese a Ipswich e un impianto per la lavorazione del cioccolato UTZ nello stabilimento di Vittoria. Diamo anche qualche informazione circa la tipologia e il valore dei prodotti finiti che escono dagli stabilimenti Besana (dati aggiornati al 2014) (Tab. 1).

Il Gruppo Besana aderisce a vari consorzi ed associazioni di cui due di fondamentale importanza nel mondo della frutta secca per quanto riguarda la conoscenza ed i consumi. Il gruppo nel 1982 è co-fondatore della “Fondazione Consiglio Internazionale della Frutta Secca e Frutta Essiccata” (INC). L’associazione mondiale conta oggi 636 membri provenienti da 71 Paesi nei 5 continenti. La missione dell’organizzazione è lo studio e la ricerca sugli aspetti benefici della frutta secca, comprendenti i vari aspetti della produzione, la ricerca scientifica mondiale, l’omogeneizzazione degli standard istituzionali e le condizioni del commercio internazionale.

Le caratteristiche salutari della frutta secca sono anche tra gli obiettivi di “Nucis Italia” cui il Gruppo Besana aderisce insieme a 14 tra la maggiori aziende italiane, L’associazione, con sede a Roma (AD Riccardo Calcagni) promuove, attraverso la disseminazione di informazione, un maggiore consumo della frutta secca ed essiccata sulla base di una più dettagliata conoscenza delle sue caratteristiche benefiche all’interno di una corretta alimentazione. Con questo scopo il progetto, ora in campo, “Frutta Secca è Benessere” coinvolge medici, nutrizionisti e specialisti per divulgare in maniera efficiente le caratteristiche salutari ai consumatori.

Madi Ventura

Madi Ventura è un’azienda che porta con sé più di 80 anni di esperienza nel mondo della frutta secca. È uno dei punti di riferimento per il settore. Nasce nel 1936 a Genova ad opera di Attilio Ventura per l’esportazione di prodotti ortofrutticoli, agrumari e fiori. Nel 2000 viene fatta la fusione tra le aziende Madi di Milano e la genovese Ventura. Il costante impegno della Madi Ventura nell’innovazione e nella ricerca della migliore frutta secca reperibile nel mondo ha contribuito al diffondersi di una cultura alimentare sensibile agli aspetti salutistici e nutrizionali, sostenendo a tal fine il progetto “Nucis Italia”.

Madi Ventura possiede uno stabilimento a Chieve (Cr), in Lombardia, specializzato nella tostatura di arachidi e pistacchi e nel confezionamento di tutti i tipi di frutta secca e noci in guscio e senza guscio. Un nuovo magazzino venne costruito accanto allo stabilimento alla fine del 2004. Il sistema produttivo di Madi Ventura è qualificato dalle principali catene distributive italiane, che hanno selezionato l’azienda come partner per la produzione di articoli a marchio privato.

La materia prima immessa nel processo produttivo è posta sotto il controllo di macchinari laser, o di personale addestrato, per garantire in modo capillare l’idoneità delle merci. La tostatura delle arachidi e dei pistacchi avviene attraverso linee gestite da un sistema computerizzato che guida il prodotto fino al suo confezionamento, assicurandone integrità e fragranza. A partire dal 2007 sono state ottenute le certificazioni BRC e IFS, poi AEO e UNI.EN.ISO9001 a conferma degli standard qualitativi più rigorosi. Un team di persone qualificate è impegnato a far sì che il Sistema di Qualità certificato rispetti i più elevati standard del settore.

Dal 2010 Madi Ventura collabora, con il suo marchio Ventura, con Alma, il più autorevole Centro di formazione della Cucina Italiana, che ogni anno forma un numero sempre maggiore di cuochi, pasticcieri e sommelier provenienti da tutto il mondo. La scuola di cucina Alma, il cui rettore è Gualtiero Marchesi, ha sede nella prestigiosa Reggia di Colorno e dispone di un corpo docente di straordinario livello

Alcuni prodotti sono fortemente distintivi della qualità Ventura, fra questi Big Blond, arachidi selezionate accuratamente con guscio dal caratteristico colore biondo dorato ed un sapore davvero unico, particolarmente dolce, e Cal Best, noci californiane selezionate dai migliori coltivatori della Central Valley, controllate manualmente, con gusto e croccantezza unici per l’alta qualità. Altri marchi distribuiti sono Sunsweet e Saratoga (prugne essiccate californiane).

Noberasco

Un’altra grande azienda italiana è la ligure Noberasco, che ha appena inaugurato il nuovo stabilimento di Carcare, in provincia di Savona, presente da molti anni sul mercato italiano con una serie di prodotti tipici (frutta secca e disidratata) che assecondano una domanda in continua crescita: il fatturato 2014, infatti, ha quasi raggiunto i 90 Ml €, con un aumento del 13% rispetto al 2013. Il Direttore commerciale Carlo Mangini prevede una ulteriore crescita del 4%, in volume, nel corrente anno, anche se potrebbe gravare sul consumo l’incognita delle variazioni di prezzo delle materie prime.

Nuove linee “bio” e “benessere” stanno caratterizzando le nuove strategie di Noberasco, orientate verso il consolidamento dell’offerta destinata alle attuali esigenze di consumo, testimoniate dal lancio di un’ampia estensione di prodotti bio sia nelle soluzioni di consumo “on the go”, ospitate nei cosiddetti “pilastri del benessere” delle catene distributive, sia nelle proposte destinate al consumo domestico. L’offerta benessere trova un’importante novità con la linea “Superfrutti”.

In futuro, i piani di investimento in comunicazione saranno “coerenti alle coperture distributive conseguite ed al target e, grazie ai nuovi media, decisamente più efficaci ed efficienti”. “Nel 2014 – dice ancora Mangini – siamo stati gratificati da riconoscimenti con i quali è stata premiata la capacità progettuale dell’impresa, impegnata nel lancio di nuovi prodotti (linea “Fruttime”) e per gli standard di qualità ed innovazione sempre rispettati nella nostra storia di impresa (premio VedoGreen).

Gruppo Eurocompany

Eurocompany si occupa di produzione e commercializzazione della frutta secca in Europa, compresa l’area dei Balcani (grazie alla sua società partecipata Eurocompany99, localizzata a Ljubuški in Bosnia-Erzegovina). Ha sede a Godo di Russi (Ra) ed è stata fondata dai fratelli Zani, poi suddivisa nelle due imprese: Eurocompany per il secco e Gran Frutta Zani per il fresco (ora cooperativa e OP), del tutto autonoma, con sede a Faenza.

Qualità, per Eurocompany, è il filo conduttore cui si ispira ogni servizio realizzato: approvvigionamento, logistica, marketing, packaging, distribuzione. Nell’ottica della generale realizzazione di questi obiettivi, sin dal 1999 Eurocompany si è dotata di un sistema di gestione per la qualità in conformità alla norma volontaria ISO 9001; tale sistema è stato mantenuto attivo fino al 2006. Il 2006 è stato l’anno del cambiamento: elementi quali dimensioni organizzative; natura delle attività svolte; livello organizzativo, gestionale e culturale del mercato di riferimento, sia in sede di approvvigionamento che in sede di vendita, hanno orientato l’azienda verso standard specifici del settore alimentare quali gli Standard BRC e IFS. Nel 2007 Euro Company ha ottenuto anche le certificazioni BRC e IFS.

Euro Company seleziona i propri fornitori laddove la natura permette la coltivazione della frutta secca al massimo della sua genuinità e squisitezza: Italia per le nocciole e le noci, Israele ed Egitto per le arachidi, Iran e California per i pistacchi, California per le mandorle e le noci, Turchia per l’uva sultanina e le albicocche, Israele per i datteri. L’area produttiva consta di differenti impianti di tostatura (“dry & oil roasting”) ed è dotata di moderni impianti per salatura, frittura e tostatura del prodotto. I parametri di produzione sono definiti e controllati in tutte le fasi.

Gli impianti di confezionamento prevedono 16 linee, tra cui alcune specifiche per buste a fondo quadro, 4 spigoli, cuscino, lattine, secchielli, vaschette e sottovuoto. Gli impianti sono dotati di un metodo assolutamente unico e innovativo in tutto il settore della frutta secca: un sistema di monitoraggio con telecamere permette di verificare il prodotto all’uscita dai forni di tostatura e nella fase di confezionamento, effettuando una scansione fotografica che riconosce eventuali corpi estranei o difetti di prodotto.

Il confezionamento avviene in atmosfera protettiva, costantemente controllato grazie ad analizzatori di gas in linea; inoltre, il prodotto finito viene ulteriormente verificato tramite “metal detector” per escludere qualsiasi presenza di corpi estranei metallici. Tutto questo serve per portare un prodotto dal laboratorio allo scaffale; il laboratorio interno consta di tre esperti specializzati in chimica, microbiologia e valutazione sensoriale.

Gruppo Borgnino

Fra le imprese storiche della frutta secca merita una citazione anche il gruppo Borgnino Italia, con sede a Grugliasco (To) e di cui è titolare Vittorio Rovetta. La Borgnino può essere considerata come un’impresa piccola o medio-piccola. Da oltre sessant’anni commercializza prodotti secchi, piemontesi o importati, la cui diffusione è in genere limitata al circondario di Torino, ma nel 2014 ha fatturato quasi 10 Ml/€.

La Borgnino commercializza le proprie linee dedicate di frutta secca a guscio (arachidi, noci, nocciole, mandorle, pistacchi, ecc.) e sgusciata (anacardi, castagne, pinoli, ecc.), frutta secca morbida e candita (prugne, albicocche, fichi, datteri, uvetta, goji, ecc.), frutta disidratata (aloe, ananas, banana, cocco, piccoli frutti, frutta esotica, ecc.) e legumi (diverse tipologie di fagioli e lenticchie); tutti i prodotti vengono commercializzati con il marchio Exica.

La filosofia aziendale si basa su qualità – controllo – garanzia. Rovetta dice: “negli ultimi vent’ anni la qualità alimentare è aumentata perché sono migliorate le tecniche di produzione e di lavorazione, pertanto noi selezioniamo i nostri fornitori anche in base alle tecniche e tecnologie da loro utilizzate”.

“Per molti anni – dice l’AD – l’azienda ha avuto contratti di fornitura con la grande distribuzione di Torino, Carrefour, Conad, Coop, ecc., poi abbiamo deciso di fare un’inversione di marcia. Oggi, continuiamo ad essere presenti con due stand presso il CAAT, ma abbiamo anche iniziato a collaborare con gli esercenti ambulanti dei mercati rionali. La nostra idea è che il ruolo del commerciante sia fondamentale per raggiungere il consumatore moderno, il quale è sempre più esigente e pretende di sapere cosa mangia. Il ruolo dell’ambulante è proprio quello di spiegare direttamente al consumatore la qualità e il valore nutrizionale della frutta secca”.

Quali strategie attua la Borgnino? Exica vuole superare il canale esclusivo della GDO che lascia il consumatore senza consigli e informazioni davanti al prodotto in vendita, lasciandogli una scelta basata solo sul prezzo e l’aspetto esteriore. Per fare questo, nel 2014 sono stati selezionati esercenti qualificati nei diversi mercati rionali per arrivare direttamente al consumatore e far conoscere la qualità e le virtù del prodotto attraverso la nostra campagna pubblicitaria ‘I professionisti della frutta secca’”. Visti gli ottimi risultati raggiunti, a breve la Borgnino farà partire un progetto di Franchising. L’obiettivo è quello di creare una rete fidelizzata, il consumatore sceglie i prodotti non per il prezzo, ma per la qualità.

Le mandorle biologiche dei F.lli Damiano

C’è in Sicilia un’azienda messinese giovane, fondata nel 1964 da Pasquale Damiano, che produce e trasforma frutta secca. È cresciuta molto in fretta e si è già approcciata sullo scenario internazionale. Nel 2014 l’azienda di Torrenova (Me) ha raggiunto un fatturato di 36,5 Ml €, con un cospicuo incremento a due cifre rispetto al 2013. Per il 2015 è previsto un ulteriore aumento del 10%. La ditta “F.lli Damiano” ha sviluppato il suo attuale business nella frutta secca biologica.

L’amministratore delegato R. Damiano ha dichiarato: “i prodotti bio non sono acquistati solo da persone ricche, ma da coloro che vogliono nutrirsi con alimenti sani come le mandorle, ricche di proteine, e che vogliono seguire una corretta alimentazione. Trascorriamo all’estero centottanta giorni all’anno per vendere e partecipare a fiere”.

L’85% dei prodotti Damiano è esportato in Europa (Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia), ma anche in USA, che pure è oggi il più forte Paese produttore nel mondo di frutta secca ed essiccata. Inoltre, entro il 2017 la F.lli Damiano prevede nuovi interventi strategici per un investimento di 5 Ml €.

 


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