FRUTTICOLTURA –

La gestione agronomica dell’impianto influisce sul grado di diffusione della malattia

Kiwi, il gioco della prevenzione

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Non si è giunti alla soluzione definitiva contro la batteriosi del kiwi (Psa). Anzi, non è detto che ne esista una, ma la ricerca in soli due anni ha permesso di scoprire diversi meccanismi di azione del batterio così da agire in prevenzione.

Sono i risultati ottenuti dal progetto denominato “Ricerche su Psa del Kiwi”, coordinato da Crpv e cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna, da gran parte dei produttori di actinidia e da organismi e della filiera produttiva.

Maria Grazia Tommasini, ricercatrice del Crpv, ha detto: «Siamo giunti a una considerazione importante: la gestione agronomica dell’impianto di kiwi influisce sul grado di diffusione della malattia».

È stato accertato che il polline rappresenta un veicolo di diffusione della malattia. E, non a caso, è sempre stato utilizzato in maniera capillare per migliorare la resa finale in quantità totale e pezzatura del singolo frutto. Per questo i ricercatori raccomandano, d’ora in poi, un uso oculato del polline. Mentre è stato chiarito che i frutti di una pianta malata non sono veicolo di trasmissione del batterio.

«Per quanto riguarda la difesa, stiamo ancora facendo prove e verifiche, ma possiamo dire che il rame e il bion (Acibentolan-S-Metyl) continuano ad avere un ruolo importante per combattere il Psa».

I primi casi conclamati di batteriosi del kiwi risalgono al 2008 nel Lazio, provincia di Latina, per poi diffondersi in tutta la penisola o quasi. La malattia si manifesta con cancri ed essudati gommosi sulla pianta e, successivamente in primavera, con maculature sulle foglie: il tutto è causato dal batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae, la cui provenienza non è chiara. Le conseguenze non lasciano scampo: la pianta muore nel giro di pochissimo tempo.

I dati ottenuti a conclusione del progetto hanno portato a una conclusione: fra i prodotti testati quelli a base di rame manifestano una buona efficacia, superiore a quella degli altri preparati. Inoltre, i primi non manifestano nessun problema di fitotossicità né influenze negative sulla produzione. Altri prodotti, Hendophit (polisaccaridi, carbonio organico e boro) e Kondens (gluconato di rame e acido borico) sembrano interessanti, ma vanno ulteriormente verificati.

Dal punto di vista agronomico alcune piccole ‘malizie’ possono aiutare a limitare la diffusione della batteriosi. Le concimazioni azotate pare che facilitano la malattia e ne rendono più gravi i sintomi. Anche l’irrigazione dev’essere ponderata: il miglior sistema per limitare la diffusione è quello a goccia ed è stato accertato che l’alta percentuale di umidità relativa sottochioma, favorita dalla distribuzione di volumi eccessivi di acqua, può favorire la diffusione della malattia.

«Un nuovo progetto – ha spiegato Alvaro Crociani, direttore del Crpv – “Ricerche sul Psa kiwi e Ppv drupacee” è stato avviato da poche settimane. Il coordinamento è a cura del Crpv e il progetto è cofinanziato in prevalenza dalla regione Emilia-Romagna. È la logica prosecuzione di alcune delle ricerche condotte nel precedente progetto».

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