Actinidia, migliore equilibrio tra concorrenza e nuove opportunità di mercato

L’Italia è e resterà leader del mercato mondiale del kiwi grazie alla sua forte capacità produttiva e alla costante attenzione verso il rinnovamento varietale. Mancano ancora un’adeguata programmazione dell’offerta, soprattutto nel Sud Italia, e la volontà di impedire accessi al mercato privi di controlli qualitativi.


mercato

L’actinidia occupa, a livello mondiale, una superficie di circa 170.000 ettari, di cui poco meno di 80.000 localizzati nella sola Cina. Dal 2000 al 2009 gli investimenti hanno registrato, nel loro complesso, una crescita decisamente rilevante, mentre nel periodo successivo tale crescita è proseguita nella sola Cina, ma non nel resto del mondo dove si è progressivamente arrestata, rilevando anzi una lieve diminuzione nel triennio 2011-13.
Considerando anche il progressivo miglioramento delle rese produttive, l’offerta globale è passata da 1,15 Ml t di inizio secolo agli attuali 2 Ml t (Fig. 1). Nonostante la tendenziale diffusione in un crescente numero di Paesi, l’actinidia permane una specie a forte concentrazione territoriale, tanto che solo 13 Paesi vantano estensioni coltivate superiori a 500 ha ed i primi 6 realizzano il 90% dell’offerta complessiva. Dal 2000 ad oggi è evidente soprattutto la crescita dell’offerta cinese, che attualmente rappresenta quasi il 30% di quella complessiva, contro il 15% del periodo 2001-03. Escludendo la Cina, la cui produzione è tuttora destinata per la quasi totalità al mercato interno, le quote di produzione tra i principali produttori (Italia, Nuova Zelanda e Cile), sono rimaste sostanzialmente inalterate, mentre è apprezzabile la crescita della Grecia, il cui peso è passato dal 4 all’8% sull’offerta totale e dal 4,5 all’11% su quella calcolata (Cina esclusa), perlopiù destinata agli scambi mondiali.

 

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