Nuovi portinnesti per far fronte alla “stanchezza” dei terreni

Si provano nuovi soggetti per le drupacee


portinnesti

Trovare portinnesti resistenti al problema della “stanchezza” dei terreni, legati soprattutto alla presenza di Armillaria mellea, è una delle maggiori esigenze dei frutticoltori campani. “Le aree vocate alla frutticoltura in Campania”, riferisce Francesco Semprebuono, vivaista di Falciano del Massico (Ce) che commercializza circa 300 mila piante/anno, “sono collocate tra le province di Caserta e Napoli e per buona parte sono afflitte da problemi legati alla monocoltura, essendo destinati da diversi decenni soprattutto alla coltivazione di drupacee”.
Sono proprio le drupacee, ed in primis il pesco, a soffrire di più la presenza di Armillaria mellea che, tra l’altro, favorisce gli attacchi della Phytophthora. “Il GF 677 è ancora il portinnesto maggiormente impiegato per pesco e altre drupacee, ma non è in grado di dare risultati soddisfacenti nei terreni infetti”. Nelle aree dove si rilevano problemi, presenti perlopiù a “macchia di leopardo” in regione, si opta per altri soggetti che presentano un certo grado di tolleranza. Tra questi, fino ad oggi quello maggiormente impiegato è Puebla-Adesoto, di origine spagnola che, però, presenta diversi inconvenienti.
“Il Puebla è sicuramente valido per fronteggiare il problema della “stanchezza”, spiega Semprebuono, “e garantisce un’ottima pezzatura dei frutti ed un anticipo di maturazione di 4-5 giorni rispetto al GF 677. Tuttavia, è difficile da gestire perché presenta un apparato radicale piuttosto superficiale che obbliga i frutticoltori ad un’attenta gestione dell’irrigazione e della lavorazione del terreno. Inoltre, ha spiccate caratteristiche pollonifere, riduce la vigoria delle varietà innestate ed è da escludere con varietà poco vigorose, mentre anche quelle dotate di discreta vigoria non sempre si adattano bene. Infine, presenta qualche problema in presenza di Phytophthora”.
Più recentemente sono stati introdotti altri portinnesti adatti ai terreni “stanchi” con caratteristiche migliorative rispetto al Puebla-Adesoto. “Un portinnesto che si sta dimostrando valido”, specifica il vivaista, “è il Rootpac R, appartenente ad una serie di portinnesti (Rootpac) selezionati in Spagna. Presenta vigoria paragonabile a quella del pesco franco e solo del 10-15% inferiore al GF 677 e va bene con tutte le forme di allevamento adottate”.
Quest’ultimo, pur avendo un prezzo di vendita maggiore del Puebla (+30-40%), sta cominciando a conquistare spazi di mercato. Attualmente, in Campania il 70% dei portinnesti utilizzati per il pesco è rappresentato dal GF 677, il 20% da Rootpac e Puebla, con netta prevalenza del primo, e il restante 10% da pesco franco. “Una novità tutta italiana che stiamo provando”, aggiunge Semprebuono, “è il Mirared, selezionato dall’Università della Basilicata in collaborazione con la ditta Nova di Matera. Ha caratteristiche simili e forse superiori al Rootpac dal quale si distingue per il colore rosso del fogliame. Nelle prove in corso sta fornendo risultati simili al Rootpac garantendo, in più, una migliore colorazione dei frutti”.
Per le altre drupacee si utilizzano altri portinnesti e, meno frequentemente, il Rootpac R. “Per l’albicocco si adotta soprattutto il Mirabolano 29C, che presenta una discreta tolleranza al marciume radicale; solo un 10% delle piante viene innestata su Rootpac. Per quanto riguarda il ciliegio, i portinnesti più utilizzati, con una certa tolleranza al marciume, sono il Colt e il Ma x Ma. Per questa specie si usa ancora il franco e si sta provando l’innesto intermedio con il Rootpac, una soluzione che garantisce migliori risultati nei terreni “stanchi” e consente di contenere la vigoria della specie”.


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