OSSERVATORIO –

Continuiamo a vendere senza assistenza all’acquisto e senza curare l’immagine.

Pere, ora ripartiamo dal gusto

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Recenti indagini statistiche pubblicate dal Cso di Ferrara rilevano che nell’ultimo decennio gli acquisti al dettaglio di pere in Italia sono diminuiti del 20% e in un più recente confronto fra il 2011 ed il 2012, limitato al periodo gennaio-agosto, il trend si conferma con un ulteriore calo del 2%. Per capire le ragioni di questo andamento abbiamo parlato con Ugo Palara, responsabile dell’Ufficio tecnico della cooperativa Agrintesa di Faenza (Ra) aderente ad Alegra, una delle società commerciali del gruppo Apo Conerpo.

«In realtà – sottolinea Palara – queste tendenze non meravigliano in quanto tutto il settore ortofrutticolo a livello europeo sta risentendo di una preoccupante contrazione dei consumi, anche nei Paesi in cui la domanda di ortofrutta è tradizionalmente più elevata e per i prodotti di maggiore diffusione. Fa però riflettere il fatto che nel settore delle pere e nei periodi considerati il prezzo medio di vendita sia costantemente aumentato passando da 1,26 €/kg del 2000 a 1,62 del 2011 (un incremento decisamente rilevante al netto dell’inflazione)».

È ormai nota la pressante e negativa ricaduta che la crisi economica globale esercita sui cittadini di mezzo mondo, diminuendone il potere d’acquisto e generando flessioni preoccupanti anche nei consumi di generi di prima necessità. Ma nel caso della frutta, e in particolare delle pere, la riduzione delle vendite al consumo ha anche altre cause: la mediocre qualità dell’offerta o, in altre parole, il non conveniente rapporto qualità-prezzo.

Costosa e complicata

«La pera – afferma Palara – è un prodotto difficile, sia in campo, dove fare qualità è diventato, oltre che estremamente oneroso, assai difficile (il giusto equilibrio vegeto-produttivo degli impianti, l’ottimizzazione delle rese e del calibro dei frutti, l’ottenimento di prodotti salubri in un difficile contesto fitosanitario sono aspetti molto problematici), sia nella fase post-raccolta. Purtroppo, al grande impegno dei produttori e agli sforzi delle centrali di condizionamento (che ormai adottano in forma generalizzata tecnologie d’avanguardia per garantire il mantenimento della qualità delle pere nel medio-lungo periodo) molto spesso non fa riscontro un pari standard qualitativo nella fase distributiva. E questo senza dubbio non favorisce la ripresa dei consumi».

Qualità/prezzo, rapporto svantaggioso

Anche perché oggi l’offerta di frutta in tutti i canali distributivi è decisamente ampia; le pere, per la loro stagionalità, devono vincere la concorrenza di mele, agrumi, uva da tavola (spesso offerti in promozione), ma anche di frutti esotici come ad esempio le banane ormai stabilmente presente sui banchi di vendita. Un rapporto qualità-prezzo svantaggioso, come quello che spesso caratterizza la pera Abate Fetel, non gioca certo a favore e nuoce alla credibilità dell’intero comparto, considerato invece un’eccellenza produttiva.

«Un maggiore rispetto dei requisiti organolettici dei frutti indirizzati al consumo – conclude Palara – è il primo step da cui ripartire per invertire la rotta. Dalla fine degli anni ’80, quando partì il rilancio della pericoltura emiliano-romagnola, le Istituzioni scientifiche, i centri di sperimentazione, i centri di servizio come lo stesso Cso, si sono sempre prodigati nell’affermare che non bastava vendere pere, ma che si doveva anche insegnare a venderle, a consumarle, a preservarne la qualità nel punto vendita e, poi, a casa dell’acquirente.

Purtroppo sono tutti intenti a cui non si è dato seguito, se non limitatamente a specifiche azioni promozionali e di marketing. Continuiamo a vendere pere senza assistenza all’acquisto, senza indicazioni sulle caratteristiche intrinseche del prodotto, senza accompagnare il prodotto con le dovute informazioni nutrizionali, senza curarne l’immagine e l’impatto.

L’Abate Fetel è la regina della nostra offerta di pere, ma la corona tante volte non se la merita; dobbiamo esserne consapevoli e lavorare per migliorare la situazione. Un’urgenza, tra le altre, a cui la neo-costituita organizzazione interprofessionale della pera dovrà presto porre rimedio».


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