Pesco, il tavolo interprofessionale punta su aggregazione e regole comuni

In questi ultimi anni si sono evidenziate le numerose difficoltà di un comparto (quello del pesco) che ha sostenuto le imprese agricole dedicatesi a questa specie e all’intera filiera


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In questi ultimi anni, ed in particolare nell’estate 2014, si sono evidenziate le numerose difficoltà di un comparto (quello del pesco) che per lungo tempo ha sostenuto lo sviluppo economico delle imprese agricole dedicatesi a questa specie e all’intera filiera. Per quanto concerne l’estate 2014 non possiamo trascurare la particolarità dell’andamento meteorologico; nel mese di luglio, infatti, in Romagna sono caduti più di 160 mm di pioggia, ma questo fenomeno da solo non basta per comprendere la situazione disastrosa che ha interessato la produzione anche sotto il profilo economico.

Per poter capire il contesto generale e individuare le soluzioni da adottare per evitare il ripetersi di condizioni negative dobbiamo allargare l’orizzonte ad un periodo più ampio e analizzare cosa è mutato in questo ventennio. I cambiamenti sono stati senza dubbio tantissimi e quasi tutti positivi tranne uno, il modo di affrontare il mercato da parte della produzione, organizzata e non, anche questo in parte cambiato, ma non nella giusta direzione alla luce dei risultati ottenuti.

Se esaminiamo i mutamenti che hanno interessato il comparto commerciale ci rendiamo conto che la trasformazione più evidente è quella che ha riguardato il percorso compiuto dal prodotto per raggiungere il consumatore, un tempo affidato a moltissimi soggetti e oggi fortemente aggregato con realtà in grado di controllare fin oltre il 60% dei consumi. Di fronte a tale scenario la produzione non può pensare di continuare a seguire percorsi opposti; è vitale ridurre il livello di litigiosità e definire un modello aggregativo efficace che ci consenta di affrontare il mercato in modo completamente diverso.

Per non soccombere il settore deve rimuovere la folle concorrenza interna partendo dal concetto che i prezzi bassi non servono e non aiutano nessun soggetto della filiera, dalla catena distributiva al produttore, e non fa nessuna differenza che il prodotto commercializzato con queste quotazioni sia italiano, francese, greco o spagnolo. Certamente chi riesce a produrre a costi più bassi soffre meno, ma a queste condizioni è destinato a soffrire comunque.

Per coordinare la diffusione di una specie importante come la pesca, che rappresenta più del 55% della PLV ortofrutticola estiva, non possiamo continuare a commercializzarla “alla cieca” senza sapere esattamente cosa succede in altri Paesi o in altre regioni. Proseguire in questo modo causa picchi produttivi commercialmente ingestibili. Occorre quindi innanzitutto definire standard qualitativi vincolanti e applicarli per evitare di pretendere del denaro dal consumatore a volte in cambio di prodotti con caratteristiche al limite della decenza (pensiamo, ad esempio, ai frutti di calibro “D” o ad altri prodotti che non dovremmo immettere sul mercato).

Bisogna poi investire nella ricerca per individuare nuove cultivar in grado di soddisfare appieno le aspettative dei consumatori dei mercati europei ed altre varietà che possano sopportare viaggi anche importanti per raggiungere altre aree di consumo. Risulta inoltre indispensabile regolamentare l’immissione della produzione sul mercato e questo non per sottoporre a lunghe conservazioni un prodotto che comunque ha un ciclo di vita non particolarmente lungo, bensì per distruggere i prodotti che il mercato in quel preciso momento non è in grado di assorbire, riuscendo così a non far scendere troppo il prezzo di vendita che poi risulta difficilissimo riportare ai livelli corretti.

Per mantenere alto l’interesse nei confronti di un prodotto ed evitare che prodotti alternativi spacciati per naturali o salutistici intercettino spazi di consumo è poi importantissimo promuovere i consumi. A tale proposito, anche in questa campagna l’organismo interprofessionale Ortofrutta Italia, grazie al patrocinio del Mipaaf, riproporrà la campagna di comunicazione a costo zero per la produzione nella consapevolezza che, pur non trattandosi di una soluzione ottimale, questa può sicuramente aiutare l’andamento di mercato di pesche e nettarine.

Un altro elemento su cui puntare è la segmentazione dell’offerta con innovazione di prodotto, ma anche attraverso una corretta suddivisione della miriade di varietà attualmente coltivate da aggregare fra loro al momento della vendita non in base a decisioni estemporanee, ma dopo un’attenta analisi delle caratteristiche di sapidità e aroma. Tutto ciò per evitare che il consumatore si trovi nella medesima confezione frutti subacidi e frutti standard; nessuno di noi penserebbe mai di collocare nella stessa confezione una mela Granny Smith con una Golden Delicious, non solo perché presentano un aspetto completamente differente, ma anche per le diverse caratteristiche gustative. Perché quindi farlo con pesche e nettarine?

A mio avviso queste sono le motivazioni che devono assolutamente indurre la produzione e le imprese che si occupano di confezionamento e commercializzazione ad individuare formule aggregative anche nuove, che consentano di affrontare il mercato in modo moderno e dinamico, cercando di cogliere tutte le opportunità che esso ancora può offrire. Certamente l’Interprofessione può e deve sostenere questa indispensabile fase di cambiamento, ma senza una evoluzione organizzativa della base produttiva non può offrire adeguato sostegno affinché la produzione razionale e ben gestita possa ottenere adeguati margini economici e possa continuare ad investire in questo importante comparto frutticolo.

In attesa che si possano concretizzare questi importanti cambiamenti come OI Pesche e Nettarine, con il patrocinio del Mipaaf, proseguiremo nel lavoro di comunicazione verso la distribuzione organizzata e gli specialisti del mercato tradizionale affinché supportino con ogni mezzo il consumo di questa specie. Al tempo stesso insisteremo energicamente affinché vengano prorogati i ritiri straordinari attuati durante la campagna autunno-invernale per sostenere la produzione dai danni causati dall’embargo russo, per evitare che sovrapposizioni produttive dei diversi areali europei causino danni commerciali difficilmente riparabili.

Siamo comunque certi che nella stagione 2015, grazie ad una disponibilità complessiva di drupacee in Europa leggermente inferiore allo scorso anno e con l’aiuto del clima, che nella prima quindicina di giugno ha facilitato l’ottenimento di una buona qualità in campo e favorito l’aumento dei consumi, permetterà di realizzare quotazioni che consentano all’intera filiera (in particolare la produzione) di continuare a credere in un comparto che tanto ha dato all’ortofrutticoltura italiana.

 


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