Piante fresche cime radicate e frigoconservate a confronto in Romagna

Lo studio ha evidenziato il buon comportamento produttivo delle piante fresche “cime radicate”, simile, in media, a quello delle piante frigoconservate. Purtroppo, i genotipi con più elevata produttività delle piante hanno fornito frutti di più limitate caratteristiche qualitative. Indispensabile orientarsi sempre più verso l’alta qualità cercando di compensare la minor produzione con una più elevata remunerazione del prodotto.


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In Romagna, la tecnica di coltivazione tradizionale della fragola prevede l’utilizzo di piante frigoconservate, messe a dimora nella terza decade di luglio. Negli ultimi anni si sta assistendo ad un interesse crescente verso le piante fresche “cime radicate” trapiantate nella seconda metà di agosto. Questo tipo di pianta fresca, ottenuta dalla cima del filamento stolonifero, è prelevata da vivai appositamente costituiti e fatta radicare su substrati di torba in ambienti protetti. Dopo circa 3 settimane la pianta è idonea per essere messa a dimora in campo. Il principale vantaggio per il produttore è relativo alla diminuzione del costo di produzione rispetto a quello della pianta frigoconservata. Infatti, da un’indagine recentemente effettuata presso alcune aziende del cesenate, è emerso un risparmio dei costi pari a circa 2.800 €/ha. Nella tabella 1 sono riportate le voci di costo, risultate diverse, tenendo conto che le principali differenze fra le due tipologie di pianta si sono registrate sia nel periodo estivo-autunnale, sia nella fase di pulizia a fine inverno, mentre nel periodo primaverile non si sono riscontrate differenze.

Va infine sottolineata la maggior resistenza e/o tolleranza ai patogeni dell’apparato radicale della pianta fresca “cima radicata” rispetto a quella frigoconservata per effetto della maggiore “giovinezza” dei tessuti e dell’alto grado di sterilità del substrato in cui sviluppano le radici nelle prime fasi di crescita. Per questa ragione, tenendo conto  della sempre più restrittiva normativa sull’utilizzo di fumiganti chimici, appare ragionevole ipotizzare un sempre più elevato impiego di questa tipologia di pianta.

L’obiettivo principale di questo studio è stato quello di verificare gli effetti di questo tipo di pianta fresca sul comportamento produttivo e sulle caratteristiche qualitative e nutrizionali dei frutti di numerosi genotipi di fragola a confronto con le piante frigoconservate.

Come si è operato

La ricerca biennale è stata realizzata dal Cra-Frf di Forlì su 10 diverse accessioni varietali di fragola (6 varietà: Alba, Nora, Garda, Jonica, Brilla, Pircinque e 4 selezioni in avanzata fase di studio ottenute nell’ambito dei programmi di breeding pubblico-privati condotti insieme ad altri organismi e coordinati dal Cra-Frf: CE 51, CE 56, VR 4 e VR 177) coltivate, nella stessa azienda, con le due tipologie di pianta.

Lo studio è stato condotto nelle annate 2011-12 e 2013-14 presso l’azienda agricola Cacchi Davide, localizzata nell’area di Pievesestina di Cesena (Fc). Si è operato nei due anni sullo stesso terreno con buona fertilità e tessitura media (21% di argilla, 54% di limo e 25% di sabbia). Le operazioni colturali sono state effettuate seguendo il Disciplinare di Produzione Integrata della Regione Emilia-Romagna: terreno fumigato con la miscela di Cloropicrina e 1,3 dicloropropene e successivamente sistemato in prode alte circa 20 cm e ben baulate, pacciamate con film di polietilene nero forato (distanza fra i centri delle bine 125 cm), a una distanza di 30 cm fra le file e 35 cm lungo la fila, per una densità di piantagione di circa 40.000 piante per ettaro.

La messa a dimora delle piante frigoconservate (Frigo) è avvenuta il 22 luglio nel primo anno e il 20 luglio nel secondo anno, mentre il trapianto delle piante fresche “cime radicate” (CR) è stato effettuato rispettivamente il 14 e il 18 agosto. L’irrigazione è stata effettuata con ali gocciolanti sotto la pacciamatura. A fine fioritura (fine aprile 2012, metà aprile 2014) l’impianto è stato protetto con una struttura ad archi coperti da film protettivo di polietilene trasparente (spessore di 1,2 mm), al fine di proteggere la produzione dalle avversità climatiche, senza incidere sulle precocità di maturazione rispetto alla coltura di pieno campo.

È stato adottato uno schema sperimentale fattoriale a parcella suddivisa considerando, come tesi principale, le due tipologie di piante rappresentate in campo da parcelle di 10 piante ripetute 4 volte e, come tesi secondaria, le 10 accessioni varietali (Alba, Nora, Jonica, Garda, Brilla, Pircinque, CE 51, CE 56, VR 177, VR 4 ) rappresentate in campo da parcelle di 20 piante ripetute anch’esse 4 volte all’interno di un blocco randomizzato. Lo stesso schema è stato ripetuto per entrambe le annate.

In ogni parcella sono stati rilevati i dati produttivi delle piante e qualitativi dei frutti: indice di precocità di maturazione (1=1° gennaio); peso della produzione commerciale e di scarto; peso medio ponderato dei frutti; caratteristiche colorimetriche del frutto alla raccolta; consistenza della polpa; residuo secco rifrattometrico e acidità titolabile seguendo la metodologia comunemente adottata presso i laboratori del Cra-Frf (Baruzzi et. al, 2014). I dati sperimentali sono stati sottoposti all’analisi della varianza fattoriale e le medie confrontate con LSD Test. Al fine di evidenziare il comportamento più stabile dei genotipi negli anni e coi diversi tipi di pianta è stato calcolato il coefficiente di variabilità (cv).

I risultati ottenuti

Le due annate sono risultate decisamente diverse per quanto riguarda la precocità di raccolt;a infatti, nel 2012 il primo stacco è stato effettuato il 7 e l’ultimo il 31 maggio, mentre nel 2014 (annata caratterizzata da notevole precocità per le miti termperature invernali, soprattutto quelle registrate a gennaio e febbraio; Fig. 1 e Tab. 2) si è raccolto dal 25 aprile al 29 maggio. Fra le due tipologie di piante non si sono riscontrate differenze significative in termini di precocità se non per un leggero anticipo di maturazione della pianta fresca CR nel 2012. In entrambi gli anni sono stati eseguiti 6 stacchi al fine di raccogliere l’intera produzione delle piante (Fig. 2).

La produttività dei due tipi di piante è risultata diversa solo nel primo anno (2012) in cui le piante Frigo hanno avuto un comportamento produttivo significativamente maggiore rispetto alle piante CR. In entrambi gli anni sono invece risultate significative le interazioni fra tipo di pianta e genotipo (Fig. 3). Nel 2012 Alba, CE 51 e Pircinque hanno fatto registrare una maggiore produzione utilizzando piante frigoconservate, mentre per le altre accessioni questa differenza non si è evidenziata. Nel secondo anno CE 51, CE 56 e Nora  hanno evidenziato una maggiore produzione se coltivate con piante frigoconservate, mentre VR 4 e VR 177  hanno prodotto di più con le piante CR. Va evidenziato il comportamento piuttosto stabile di Brilla, la quale ha prodotto un’elevata quantità di frutti (maggiore di 1500 g/p.ta) per entrambi gli anni e i tipi di pianta. Oltre a Brilla, sono risultate più produttive VR 4 (1253 g), Nora (1236 g), Garda (1214 g), con valori superiori a quelli di Alba (1071 g/pianta), cultivar di riferimento dell’areale. Le accessioni meno produttive sono invece risultate CE 56 (931 g) e Pircinque (801 g), ambedue originate in areali meridionali.

I valori di pezzatura dei frutti, consistenza della polpa e acidità non sono stati  influenzati dal tipo di pianta nei due anni di studio (dati non riportati), mentre sono state riscontrate differenze significative sui valori di residuo secco rifrattometrico che, mediamente, sono risultati piuttosto bassi (inferiori a 6 °Brix): i frutti delle piante CR hanno avuto valori superiori rispetto a quelli delle Frigo sia nel 1° anno (rispettivamente 5,6 °Brix e 5,2), sia nel 2° (5,5 contro 5,0) (Fig. 4). Per questo ultimo importante carattere qualitativo, in entrambe gli anni è risultata significativa l’interazione genotipo x tipo di pianta in quanto non tutte le accessioni hanno mostrato lo stesso comportamento con i due tipi di pianta. I frutti di Garda, Nora e CE 56 nel 2012 e quelli di Alba, Brilla, CE 51, Pircinque, VR 4 e VR 177 nel 2014 hanno registrato valori più elevati con le piante CR.

I valori dei parametri colorimetrici hanno evidenziato differenze solo nel 2° anno. I frutti delle piante CR hanno avuto un colore dell’epidermide rosso intenso, più scuro e meno brillante rispetto ai frutti delle piante Frigo, caratterizzate invece da un colore più aranciato e più luminoso (Tab. 3).

Le diverse accessioni hanno confermato le caratteristiche qualitative ei frutti ormai già note. Le  selezioni VR 177 e VR 4 hanno prodotto i frutti con la maggior pezzatura (25,9 e 25,6 g/frutto), mentre Jonica e Nora quelli più piccoli (21,7 e 19,7).  Pircinque, CE 56 e Jonica sono risultate invece le varietà con la polpa più consistente (rispettivamente 625, 622 e 591 g), mentre Brilla quella con la minore consistenza (417 g), simile a quella dei frutti di Nora. Si è confermata la scarsa dolcezza dei frutti di Alba (4,7° Brix) unita ad elevata acidità (9,0 mg/100g). Per l’elevato °Brix si è invece distinta VR 177. Pircinque, Garda e VR 4 hanno evidenziato la maggior consistenza dei frutti con il più alto contenuto zuccherino (Fig. 5). Brilla, a conferma del nome, è stata la varietà con i frutti più luminosi e brillanti.

Conclusioni

Lo studio, condotto in due annate molto diverse dal punto di vista climatico, ha evidenziato il buon comportamento produttivo delle piante fresche CR che è stato però simile, in media, solo nel secondo anno (2014) a quello delle piante Frigo. A livello varietale alcuni genotipi hanno evidenziato particolare adattabilità a questo tipo di pianta, in particolare Brilla, di recente diffusione commerciale. Alcuni genotipi (Garda, Nora e CE 56 nel 2012, Alba, Brilla, CE 51, Pircinque, VR 4 e VR 177 nel 2014) hanno fornito anche una maggiore dolcezza dei frutti se coltivati con piante CR.

L’effetto dell’anno è stato superiore a quello del genotipo tenendo conto che per alcuni caratteri non c’è stata univocità dei risultati nei diversi genotipi. In particolare, la produttività è risultata maggiore nelle piante Frigo nel 2012 per tre genotipi (Alba, CE 51, Pircinque) e nel 2014 per altri tre genotipi (CE 51, CE 56 e Nora), mentre per VR 4 e VR 177 nel 2014 si è registrata una maggiore produzione con piante CR.  Lo stesso risultato lo si può evidenziare anche per la dolcezza del frutto (°Brix): nel 2012 tre genotipi (CE 56, Garda e Nora) hanno prodotto frutti più dolci con pianta CR, mentre nel 2014 sono state sei le accessioni (Alba, Brilla, CE 51, Pircinque, VR 177 e VR 4) ad evidenziare frutti più dolci con CR. Per altri caratteri, come pezzatura dei frutti, consistenza della polpa e acidità titolabile, non si sono riscontrate differenze fra i due tipi di pianta nei due anni; solo per le caratteristiche colorimetriche, nel 2014, in modo univoco per tutti i genotipi, i frutti delle piante CR sono risultati più scuri e meno brillanti di quelli delle piante Frigo.

Le varietà che complessivamente hanno evidenziato un comportamento più stabile nei due anni per i singoli caratteri sono le seguenti: per il comportamento produttivo Brilla (cv = 3%), VR 4 (9%) e Jonica (10%); per la pezzatura del frutto CE 56 (5%), Pircinque e Jonica (6%); per la consistenza della polpa Garda (1%), Pircinque e VR 4 (6%); per la brillantezza del frutto CE 56, Garda e Brilla (2%); per la tonalità del colore (Chroma) Alba (1%), Brilla e Nora (4%). Non appare quindi semplice individuare una o più varietà in grado di soddisfare allo stesso tempo sia il produttore sia il consumatore; infatti, il primo ricerca cultivar caratterizzate da un’elevata produttività e pezzatura dei frutti, il secondo predilige invece frutti di ottime caratteristiche qualitative e di bell’aspetto. Come è emerso anche in questo studio, appare quindi indispensabile orientarsi sempre più verso genotipi con frutti di alta qualità e compensare la minor produzione con una più alta remunerazione del prodotto.

 


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