Possibile spazio per quattro nuove varietà di pero dell’Università di Bologna

Nella difficile ricerca di nuove pere in grado di diversificare la storica offerta italiana, ancora legata a varietà “secolari”, emergono ora alcune nuove proposte nel periodo medio-precoce. Fra queste una pera rossa “Abate-simile”.


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Il miglioramento genetico del pero, in Italia, ha sempre faticato ad innovare lo standard qualitativo-varietale, ricevuto in eredità da un passato lontano, tanto che l’assortimento varietale italiano di pere per oltre il 90% è ancora definito da varietà storiche (a partire da Abate Fétel e William). Ci avevano provato più volte, nel dopoguerra, i Centri di ricerca ministeriali e del CNR di Roma, Firenze e Forlì, con qualche significativo risultato. Di Morettini è rimasta oggi solo Santa Maria; di Bellini Etrusca e di Faedi-Rivalta si è affermata Carmen.

Lo scorso anno si è affacciata alla ribalta Falstaff (l’”Abate rossa” di Forlì) e ora ci prova il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna – CMVF, con quattro selezioni di pere scaturite da un programma di incroci e selezioni durato una ventina di anni. Già questa rivista ha pubblicato le schede di quattro selezioni (Musacchi et al., 2013), che nello scorso luglio hanno preso nome e sono state presentate dai costitutori nel corso di un pubblico incontro nell’Aula Magna dell’ex Facoltà di Agraria di Bologna, cui hanno partecipato tecnici, vivaisti e produttori da tutta Italia.

Dopo la presentazione del prof. Stefano Musacchi c’è stata una animata discussione incentrata su due punti:

  1. in che cosa si distinguono le quattro pere (due estive e due autunnali) da quelle commercialmente affermate di pari epoca? In ogni caso la loro diversità sarà sufficiente per aprirne la strada?
  2. l’Università di Bologna, e per essa l’Aric – la struttura universitaria che cura la protezione dei diritti di costituzione e brevettazione e le modalità di diffusione – ha predisposto anche un piano di appoggio promozionale, individuando vivaisti, operatori, gruppi di produttori che possano creare lo spazio mercantile, magari predisponendo un piano di piantagioni?

La risposta alla prima domanda è stata data dallo stesso Musacchi, anche grazie alle successive visite in campo, presso il vicino Centro Sperimentale di Cadriano, ove le piante delle quattro varietà facevano bella mostra della fruttificazione. In un arco di tempo relativamente breve saranno istituiti alcuni campi di osservazione in Italia e all’estro (Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Argentina e Sud Africa), in attesa di definire accordi commerciali per i relativi piani di propagazione nelle varie aree e nei vari Paesi.

Alla seconda domanda, posta dal direttore di “Opera”, Luca Granata, hanno dato risposta il prof. S. Sansavini, uno dei tre costitutori delle nuove varietà, e il dr. A. Ravaioli. Premesso che il programma di “breeding non è pubblico” in senso tradizionale (era nato negli anni ’90 all’interno del Progetto Frutticoltura del Mipaaf, poi esauritosi ai primi del 2000), ma pubblico-privato, grazie all’intervento del CIV (Centro Innovazione Varietale) di Ferrara, che nell’ultimo decennio ha concesso un generoso sostegno finanziario al fine del completamento del lavoro di selezione, a partire dalla valutazione degli undicimila semenzali del programma, per i costitutori si è posto anzitutto un problema di divulgazione dei risultati raggiunti, facendoli conoscere a tutti i potenziali organismi pubblici e privati (non solo vivaisti) che possono contribuire a propagare e diffondere le nuove varietà, di cui nel frattempo è stata richiesta la brevettazione.

In secondo luogo, i preliminari contatti presi con l’Aric da parte di alcuni potenziali acquirenti – come ha precisato il dr. A. Ravaioli – fanno ritenere che occorra ora un importante programma di valutazione internazionale delle quattro varietà per fornire le risposte richieste. L’ipotesi auspicabile, infatti, è quella di costituire un “Consorzio per la valorizzazione delle nuove varietà di pero”, cui potranno aderire, non necessariamente sotto l’egida dell’Università di Bologna, i soggetti interessati a gestire una o più fasi della filiera vivaistico-distributiva-produttiva di ciascuna varietà o altri breeder interessati ad aderire al Consorzio.

Sarebbe preferibile che questo Consorzio avesse al suo interno anche partecipazioni internazionali. Esiste già il modello INN, l’associazione vivaistica internazionale, oggi presieduta da Alessio Martinelli del CIV, oppure quella di Novadì, che raggruppa una ventina di vivaisti francesi, insieme ad INRA e CTIFL, per diffondere le novità prodotte da INRA. In alternativa si potrebbe costituire un consorzio aperto ai potenziali utilizzatori (Enti, OP, APO, Consorzi e Cooperative) interessati alla coltivazione delle nuove pere. Il tempo e l’interesse suscitati ci diranno quale via sarà preferibile scegliere.

La strategia di diffusione delle quattro varietà è dunque in corso di preparazione e tutto lascia presagire che si potrà giungere alla sua formulazione e perciò ad una scelta fra più possibili opzioni, fra le quali spicca un programma pluri-articolato atto a coinvolgere più soggetti. Delle quattro nuove pere quella che al momento sembra riscuotere il maggiore interesse è Lucy Sweet (PE1 Unibo), seguita da Early Giulia (PE2 Unibo) e poi da Debby Green (PE3 Unibo) (Fig. 1).

 

 

 


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