ECONOMIA E TECNICA –

Il 2014 purtroppo ha

Riflessioni su un’altra annata di crisi per la frutta estiva

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Il 2014 purtroppo ha allungato la serie di annate negative che hanno riguardato la frutta estiva, in particolare pesche e nettarine, ma anche cocomeri e meloni non sono stati da meno. Complice un’annata il cui clima si è rivelato come uno dei più anomali che si ricordi. Elevata piovosità, temperature inferiori alla norma ed eventi atmosferici anche catastrofici che hanno pesantemente influito sulla campagna, sia sul lato dell’offerta, sia su quello della domanda.
La produzione di drupacee a livello europeo si è presentata in giugno su livelli tra i più alti degli ultimi anni e questo ha contribuito a dare una partenza “preoccupata” al mercato. Su tale situazione si è poi innescata una estate molto piovosa che ha anche alterato i normali cicli di maturazione del prodotto causando anticipazioni di raccolta e accumuli di merce. In tali condizioni anche la domanda è stata fiaccata per mancanza di stimolo ai consumi. I prezzi sono rapidamente scesi per tutte le produzioni a livelli più bassi di quelli del 2013, sia per le drupacee minori, sia per pesche e nettarine. Per queste ultime le quotazioni medie alla produzione si sono posizionate a fine luglio intorno ai 20 centesimi di euro al kg. Un livello del tutto insufficiente a coprire anche solo il 50% dei costi di produzione. La cronaca degli eventi negativi dell’annata non finisce qui poiché l’embargo decretato dalla Russia ai primi di agosto sui prodotti agroalimentari provenienti dall’Ue ha ulteriormente contribuito ad appesantire la situazione per tutte le produzioni, ma in particolare per quelle ad alta deperibilità da consumo fresco. Le reazioni del mondo produttivo e organizzato non hanno tardato a farsi sentire da parte di tutta l’Europa mediterranea, con richieste di intervento indirizzate alle amministrazioni periferiche, ai Governi e alla Commissione Europea.
Si è partiti dalla crisi di pesche e nettarine per estendere le richieste anche al contrasto delle conseguenze negative dell’embargo russo. Dopo una serie di riunioni e su richiesta dei Governi di Italia, Spagna e Grecia, la Commissione Europea ha emanato un primo regolamento delegato, il n° 913/2014, per misure di sostegno eccezionali e temporanee per i produttori di pesche e nettarine pubblicato in Gazzetta il 21 agosto 2014, mettendo poi in cantiere anche quello più generale riguardante il contrasto all’embargo russo. I due provvedimenti presentano diversi elementi di novità; innanzitutto, la Commissione si è prontamente avvalsa della facoltà conferitagli da uno dei regolamenti di riforma della PAC del 2013, il Reg. n° 1308, che all’art. 219 conferisce alla Commissione la possibilità di intervenire con urgenza con atti delegati per contrastare gravi turbative di mercato. La Commissione ha quindi riconosciuto che le perturbazioni di mercato innescatesi nel quadro congiunturale dell’estate 2014 si qualificavano come eccezionali e meritevoli di un intervento eccezionale. Pragmaticamente ha poi cercato di rinforzare le misure di intervento già previste dall’OCM ortofrutta alla voce “ritiri” ampliandone la dotazione finanziaria ed estendendone l’applicazione a tutti i produttori, anche non aderenti ad Organizzazioni di Produttori. Per il rafforzamento delle misure di ritiro dal mercato sono stati raddoppiati i limiti di intervento previsti dai regolamenti portandoli dal 5% al 10% (percentuale calcolata sulle produzione della precedente campagna e sul 2012 per i non soci di OP); il corrispondente budget finanziario, non specificato nel regolamento, è stimato in circa 30 milioni di euro. Una somma di 3 milioni di euro è stata invece definita e ripartita per ogni Stato membro per promuovere i consumi di pesche e nettarine. Nonostante gli sforzi profusi e le difficolta incontrate per tracciare i nuovi interventi, va subito sottolineato che per pesche e nettarine l’efficacia del provvedimento sopra citato è stata praticamente nulla data la fase avanzata della stagione in cui è stata emanata, mentre su quello relativo all’embargo, solo nel prossimo futuro saranno valutabili le ricadute. La cronaca della crisi della frutta estiva e, in particolare, di pesche e nettarine, ci consegna alcune riflessioni che vanno oltre la congiuntura del 2014 e gli sforzi della Commissione e dei Governi centrali. La competizione con altre zone di produzione del bacino del Mediterraneo impone alla peschicoltura italiana il tentativo di tracciare una nuova rotta e alternative di posizionamento sui mercati. Finora, infatti, la sola competizione basata sul prezzo ha portato ad un ridimensionamento consistente delle superfici cui si è contrapposto un importante aumento delle rese unitarie nei nuovi impianti e, quindi, un calo non significativo delle produzioni complessive.
Il risultato è che in annate di normale produzione il livello di offerta europeo risulta eccedentario e si assiste inevitabilmente al crollo dei prezzi, con la produzione italiana che perde in redditività un po’ di più di quella di Spagna e Grecia e che quindi è destinata inesorabilmente ad arretrare. La competizione su pesche e nettarine non arriva solo dall’estero, ma anche da altri prodotti. Rispetto al più recente passato va osservato come l’offerta di frutta estiva si sia decisamente allargata; penso all’uva da tavola già presente in luglio o alle drupacee minori come albicocche e ciliegie che hanno allargato il loro calendario presentandosi al consumatore in periodi tipicamente estivi.
Bastano questi esempi per comprendere come per pesche e nettarine le minacce provengano anche da altre specie frutticole che hanno il vantaggio di godere di una naturale facilità di consumo, quasi come fossero una prodotto di quarta gamma. Terzo elemento di criticità per pesche e nettarine deriva dalla modalità di vendita a “libero servizio” praticata nella moderna distribuzione; secondo i dati IHA su elaborazioni CSO, in Italia nell’ultimo decennio il canale della distribuzione organizzata ha venduto ai consumatori italiani quote sempre più importanti di ortofrutta. Pesche e nettarine si sono mosse nella linea seguita da tutto il reparto ortofrutta e nello specifico sono passate dal 36% del 2004 al 52% del 2013 delle vendite tramite tale canale. Se consideriamo il mantenimento dell’integrità qualitativa di un frutto, quasi nessuna “drupa” o “pomo” si adatta ad una tipologia di vendita a libero servizio quale è quello prevalente nella moderna distribuzione. Nel caso di pesche e nettarine questo ha portato ad una organizzazione della filiera volta più a garantire la “shelf life” del prodotto al punto vendita che non la soddisfazione gustativa del consumatore. Il dato più preoccupante è che negli ultimi 4 anni, dal 2010 al 2013, la propensione all’acquisto di pesche e nettarine è risultata in calo quando il responsabile acquisti della famiglia ha una età inferiore ai 54 anni. Tali famiglie sono anche quelle col maggior numero di bambini per cui, se il trend verrà confermato, si è avuta negli ultimi anni un’importante erosione della potenzialità di conquistare futuri consumatori al prodotto pesca e nettarina. Per superare queste criticità occorre innanzitutto recuperare la fiducia e il gradimento del consumatore finale. Il lavoro di miglioramento genetico e la programmazione del settore ha portato a buoni risultati in termini di rese, ma è forse ancora poco focalizzato sul raggiungimento di standard gustativi più elevati e su frutti più idonei ai moderni stili di consumo. Le varietà a frutto piatto hanno rappresentato una innovazione importante: generalmente buone nel sapore e facili da consumare anche come “snack food”, rappresentano un modello che occorre portare avanti. Si potrebbe anche pensare a progetti innovativi per lo standard di mercato più diffuso per l’export che è rappresentato dal cestino dove normalmente finiscono i frutti di calibro più piccolo o più scadenti: perché non pensare a prodotti di elevato grado Brix ottenuti da impianti appositamente studiati per ottenere questa linea produttiva? Il molto lavoro da fare può trovare negli attuali strumenti di politica agricola comunitaria una valida sponda.
L’OCM di settore sostiene le aggregazioni di produttori attorno a progetti che migliorino le relazioni con la domanda e il posizionamento competitivo delle imprese. La nuova programmazione dei fondi di sviluppo rurale stimola la cooperazione per l’innovazione e il trasferimento tecnologico nelle filiere. Entrambe le politiche forniscono, poi, aiuti volti a investimenti materiali per adeguare le strutture produttive sia a livello agricolo, sia di trasformazione. Sebbene per prodotti come pesche e nettarine siano da affinare, le politiche tengono conto delle crisi eccezionali date da eventi o situazioni impreviste. E’ comunque evidente che gli strumenti di intervento pubblico restano misure di accompagnamento e di stimolo, ma non sono la soluzione che va ricercata dai protagonisti della filiera in una adeguata e continua progettazione di adattamento al mercato.

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