Riflessioni sulla difesa fitosanitaria delle colture


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Come ben ci rendiamo conto, il mondo sta cambiano velocemente e l’evoluzione tecnologica, che ci tocca profondamente nella nostra vita quotidiana, si fa sentire ovunque, condizionando profondamente le nostre scelte. L’agricoltura rappresenta indubbiamente uno dei settori nei quali c’è più bisogno di innovazione tecnologica e, quindi, ben vengano le nuove tecnologie in aiuto degli agricoltori.
Quanto queste nuove tecnologie possono contribuire a rendere più semplice e, al tempo stesso, più efficace la difesa delle colture dall’attacco dei patogeni? E come esse si inseriscono in un contesto ove i consumatori e chi orienta le loro scelte chiedono prodotti perfetti sotto il profilo estetico, sani e sicuri, ottenuti con un ricorso minimo all’uso di mezzi chimici di difesa?
Da un lato l’agricoltore si trova, infatti, a dovere in qualche modo fronteggiare patogeni sempre più agguerriti, che spesso arrivano da lontano con il materiale di moltiplicazione (i cosiddetti alieni), talvolta del tutto nuovi nel territorio che invadono; dall’altro, sempre più ridotto è l’arsenale di mezzi di difesa utilizzabili. Soprattutto se, come spesso succede nel caso dell’agricoltura intensiva, si considera la lotta chimica. Soltanto negli anni ‘80 le industrie agrochimiche di una certa dimensione a livello mondiale erano decine: esse sfornavano a cadenza regolare un buon numero di nuovi agrofarmaci, che nel tempo si sono rivelati molto efficaci a dosaggi sempre più bassi, nonché dotati di meccanismi di azione sempre più sofisticati, che li rendevano capaci di colpire il patogeno bersaglio, con effetti minimi sugli organismi utili. Basti pensare ai mitici inibitori della biosintesi dell’ergosterolo, ampiamente utilizzati in frutticoltura: decine di principi attivi prodotti dalle diverse aziende, immessi sul mercato nel giro di pochi anni, che seppero conquistarsi fette più o meno importanti di mercato, permettendo, nel caso dei fruttiferi, di contenere con successo gli attacchi di numerosi patogeni.
Dopo una trentina di anni il panorama è cambiato completamente. Anzi, a dire il vero, la situazione era già profondamene cambiata all’inizio degli anni 2000, con sempre meno industrie agrochimiche presenti sul mercato, con un arsenale di prodotti fortemente ridotto da norme sempre più stringenti e da prese di posizione drastiche del settore della grande distribuzione organizzata, sempre più invasiva nell’imporre strategie di difesa non sempre fondate su principi tecnici validi.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 3/2017 L’Edicola di Frutticoltura


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